Il gioco, cibo per la mente e le relazioni

Alcune ricerche etologiche e psicologiche suggeriscono che il gioco è un potente mediatore per attivare apprendimento in ogni periodo della vita.
Esso, oltre a stimolare la formazione della personalità, migliora l’integrazione sociale.
Il gioco, oltre ad essere ambito di sviluppo della creatività, mantiene vive le emozioni, la capacità intellettuale e le relazionali sociali.
Teorie psicologiche hanno cercato di spiegare la ragione che spinge l’individuo a giocare. Tra queste vanno citate:

  • La teoria di Schaller; che, nel 1861, ha ipotizzato il gioco come riposo e come ricreazione.
  • La teoria di Spencer, che, nel 1890, ha interpretato l’attività ludica come uno sfogo di energia superflua.
  • La teoria di Hall, che, nel 1902, ha cercato di ricondurre il gioco a strumento di eliminazione di tutte le funzioni ataviche superflue.
  • La teoria di Claparéde; questi, nel 1920, ha formulato l’ipotesi che il gioco possa essere un’attività efficace per soddisfare i bisogni naturali e per permettere che i desideri diventino reali.
  • La teoria di Huizinga, che, nel 1938, ha considerato il gioco come un tratto fondamentale dell’uomo.
  • La teoria di Chateau, che, nel 1950, ha interpretato il gioco come attività espressiva dello slancio vitale dell’uomo.
  • La teoria di Bertin, che, nel 1955, ha rappresentato l’attività ludica come sfera dell’avventura estetica.

I sociologi contemporanei hanno visto nell’atteggiamento ludico anche un fenomeno capace di far evolvere la collettività nel senso della socializzazione.
Il “bisogno di giocare” permane nell’adulto manifestandosi con modalità e in misure diverse e trasformando le possibilità simboliche in attività creative di scrittura, sportive, musicali, artistiche e rispondendo alla voglia di confrontarsi e di mettersi alla prova sospendendo le conseguenze delle azioni, attraverso la cosiddetta “funzione di moratoria del gioco”. (Bruner J. e al.)
Il gioco è basilare per crescere anche quando si è cresciuti. Giocare e mettersi in gioco fa ritrovare la nostra vera anima, permette di ritrovarsi nell’intimo, aiuta ad allentare le tensioni, fa sentire vivi e pulsanti. È importante continuare a giocare, a qualunque età, per rilassarsi e per stare con gli altri.
Chissà se dopo questo post convincerò altri “adulti” a riprendere a giocare.

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Pubblicato il settembre 13, 2013, in psicologia, sociologia con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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