Regolazione delle emozioni

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di psicobiologia, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

Il concetto di regolazione delle emozioni abbraccia diversi campi di studio e ricerca, da quello neurobiologico a quello neurofisiologico, da quello cognitivo comportamentale a quello psicanalitico e psicodinamico.
Le emozioni sono indubbiamente un insieme complesso di processi. Esse sono alla base dei meccanismi interni e interpersonali che creano la nostra esperienza soggettiva, ma l’organizzazione del Sé dipende anche dalla modalità con cui l’emozioni vengono regolate.
Per comprendere lo sviluppo della capacità di regolare le emozioni è necessario prendere in considerazione fattori intrinseci ed estrinseci.
Calkins (1994) ha classificato questi fattori chiarendo che quelli interni comprendono aspetti costituzionali delle strutture neuroregolatrici (come sistemi neuroendocrino, autonomo o del lobo frontale), tratti comportamentali (fra cui capacità di attenzione, adattabilità, reattività, socievolezza) e componenti cognitivi (come processi di riferimento sociale, convinzioni, aspettative, consapevolezza del bisogno di regolazione e capacità di applicare strategie); mentre quelli esterni includono pattern di integrazione interpersonale (responsività, cooperazione, reciprocità, disponibilità, supporto e accettazione) e training espliciti (fra cui rinforzo e disciplina).
Secondo Sroufe (1995), nello sviluppo, le emozioni hanno un duplice compito di esprimere e gestire l’affetto: “La capacità di mantenere un comportamento organizzativo in maniera flessibile di fronte ad alti livelli di tensione costituisce un aspetto centrale delle differenze individuali stabili nell’organizzazione della personalità”.
Sroufe descrive la regolazione emotiva da parte del bambino come la capacità di mantenere l’organizzazione comportamentale di fronte a elevati stati di tensione, concepita in una successione temporale ben definita in cui è centrale il ruolo svolto del caregiver.

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Pubblicato il ottobre 16, 2013, in psicologia con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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