Archivio mensile:febbraio 2014

Italia ultima in Europa nella lettura dei giornali online

Aumentano gli italiani che leggono i giornali online, ma il nostro Paese resta in fondo alla classifica europea e al di sotto della media anche per l’uso di internet. È quanto emerge dalla sesta edizione del Rapporto Istat “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” che offre un quadro d’insieme delle abitudini del Bel Paese.
L’Italia si colloca al di sotto della media europea così come nel confronto internazionale sul numero di utenti di Internet nel quale la posizione nazionale è simile a quella di Bulgaria, Grecia (50%) e Portogallo (56%), mentre in Paesi come Svezia, Paesi Bassi e Lussemburgo si registrano valori uguali o superiori al 90%.
Anche nel confronto internazionale sulle famiglie italiane che dispongono di un accesso ad Internet mediante banda larga è decisamente inferiore alla media europea.
La quota italiana è pari al 55 % contro il 73 % della media europea. Dopo l’Italia troviamo solo Bulgaria, Grecia e Romania (intorno al 50%), mentre Svezia, Regno Unito, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Germania registrano un tasso di penetrazione che supera l’81%.

The Museum of me

 

The Museum of me, realizzato da Intel, è un museo virtuale dedicato a voi stessi attraverso il vostro profilo Facebook.
Provatelo e vi ritroverete a vagare per i corridoi di una galleria con effetto 3D in cui vi imbatterete con i vostri contatti, le vostre parole, la vostra geolocalizzazione, i video e le immagini postate in una sequenza davvero molto suggestiva.
Se sei mio amico puoi guardare la mia fotogallery.

Sulla comunicazione non verbale

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di sociologia generale, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

L’interrelazione umana è resa possibile dalla comunicazione che si viene a creare tra gli individui. Affinché questa possa avvenire è necessario che siano presenti alcuni fattori: l’emittente, il ricevente, il messaggio ed il medium. Va precisato che l’emittente ed il ricevente debbono condividere lo stesso sistema di codifica/decodifica.
Un altro elemento che riveste particolare importanza è il feedback, ovvero l’effetto di risposta al messaggio. È molto raro, infatti, che si verifiche una comunicazione unidirezionale.
La comunicazione non verbale è la manifestazione spontanea delle emozioni e, talvolta, accompagna il linguaggio verbale.
Lo psicologo sociale inglese Michael Argyle classifica le varie forme di comunicazione non verbale secondo nove categorie: espressione, facciale, sguardo, gesti, comportamento spaziale, contatto fisico, postura, vocalizzazione, odore, aspetto esteriore.
Il modo in cui è utilizzato lo spazio per comunicare è un altro elemento importante delle società umane.
Essa può essere così ravvicinata da presupporre un contatto fisico, oppure prevedere distanze via via maggiori come in un colloquio tra amici, tra un impiegato e il suo capoufficio o tra un oratore e il suo uditorio. I limiti di tali distanze sono appresi e dipendono dal gruppo culturale di cui la persona fa parte.
Lo studioso americano Edward T. Hall stila una classificazione delle distanze nell’uso dello spazio nella comunicazione.

  • Distanza intima: può essere così ravvicinata da presupporre un contatto fisico. Se i soggetti sono più distanti possono in ogni caso toccarsi facilmente e fissarsi intensamente negli occhi.
  • Distanza personale: è abbastanza ravvicinata, da un minimo di 45 cm a un massimo di 120 cm, ma sono definiti chiaramente i limiti del proprio spazio personale. È caratteristica di rapporti interpersonali come quelli tra amici o colleghi di lavoro.
  • Distanza sociale: l’unico contatto diretto è quello visivo. È legata all’assunzione di ruolo formale, quindi ha un carattere impersonale, specialmente nei suoi limiti massimi.
  • Distanza pubblica: nettamente al di là d’ogni possibile coinvolgimento fisico. È la distanza che una persona tiene quando parla a un uditorio. A tale distanza le persone curano di più la correttezza del linguaggio, mentre vanno perse, almeno in parte, le sfumature espressive del volto.

POST CORRELATI

Figli digitali, social e sempre connessi

Facebook, ma anche Twitter, Whatsapp, Instagram, Snapchat … le loro giornate riempite da contenuti e relazioni gestite attraverso un cellulare e da social network“.
Questo il quadro sociale dei giovani d’oggi proposto nell’incontro con i genitori svolto presso l’I.C. di Cadeo che ha avuto come relatrice la Prof. Caterina Policaro, Docente-Formatore che si occupa di didattica, e-learning, nuove tecnologie, comunicazione e social media.
Il corso si è svolto il 17 febbraio e le slide sono state condivise dalla Relatrice dell’incontro.

Elementi di psicologia sociale

Interessanti slide proposte dalla Dott.ssa Marilena Civetta sulla psicologia sociale.

Adottare l’e-learning a scuola

Terzo appuntamento del ciclo #PARLIAMONE, la serie dei nostri incontri di rete aperti al confronto e alla discussione, dedicato ai temi della scuola e organizzato dal Laboratorio Tecnologie Audiovisive. Questa volta a confrontarsi con Roberto Maragliano, esperto di e-learning e multimedialità in campo formativo,  c’è Dario Cillo, Dirigente Scolastico e responsabile del sito web Educazione&Scuola.

La socializzazione

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di sociologia generale, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

La socializzazione è il processo attraverso il quale gli individui entrano in rapporto con la società di riferimento e ne diventano membri effettivi, acquisendo i sistemi di significato e i modelli di comportamento in essa consolidati e le abilità e le competenze necessarie a svolgere molteplici ruoli sociali.
Si tratta di un processo che riveste un’importanza fondamentale sia per gli individui che per la società.
Con la socializzazione i modelli culturali vengono trasmessi tramite apprendimento e interiorizzazione.
La socializzazione viene distinta convenzionalmente in primaria e secondaria, ma ha luogo per tutto l’arco dell’esistenza dell’individuo.
Si sviluppa mediante i meccanismi psicologici dell’imitazione, dell’identificazione e del premio/punizione.
La socializzazione primaria copre in genere fino al raggiungimento dell’età scolare e costituisce la base di ogni futura forma di socializzazione. Si può definire come l’insieme di quei processi che sono volti ad assicurare la formazione delle competenze sociali di base.
Durante questa fase il bambino apprende e fa propri i modelli sociali e culturali attraverso cui percepire il mondo e organizzare i propri bisogni, apprendendo al contempo le forme di comunicazione, gli orientamenti di valore e i modelli normativi.
La socializzazione secondaria si colloca nella fase temporale successiva e prosegue per tutto l’arco del ciclo di vita. Si può definire come l’insieme di quei processi volti alla formazione delle competenze specifiche richieste dall’esercizio dei vari ruoli sociali. Si parla di socializzazione secondaria anche nel caso in cui si assimilano il linguaggio, i valori, le norme e le regole di un nuovo contesto socioculturale in età adulta.
Questa distinzione appare netta soltanto a livello concettuale, tra le due fasi in realtà non vi è una drastica soluzione di continuità e il passaggio dall’una all’altra avviene di fatto in modo graduale.
Le pratiche di socializzazione sono estremamente variabili non solo nel tempo e nello spazio, ma anche all’interno della stessa società in ogni dato momento storico.
Diverse ricerche hanno dimostrato che la collocazione di classe, la condizione professionale e la natura specifica del lavoro svolto, influenzano i valori, gli atteggiamenti e le pratiche educative dei genitori.

L’esperienza digitale: l’ebook

Un interessante video, anche se del 2012, proposto dall’I.C. di Cadeo. L’esperienza digitale: l’ebook, sperimentazione, documentazione e creatività.

La comunicazione di massa

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di sociologia generale, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

Con l’espressione “comunicazione di massa” i sociologi hanno designato un processo fondamentale sottostante all’attività dei mezzi di comunicazione di massa.
Il concetto di “massa“, intesa come nuova forma di collettività, è stato introdotto per la prima volta, in riferimento al pubblico dei mezzi di comunicazione di massa, da Herbert Blumer. Il pubblico è composto da un gran numero di individui che non si conoscono fra loro, non sono organizzati, sono separati fisicamente l’uno dall’altro e sono accomunati solo dal fatto puramente casuale di prestare attenzione a uno stesso oggetto d’interesse o d’attrazione reso disponibile dai mezzi di comunicazione di massa a ciascuno di loro simultaneamente.
L’espressione “cultura di massa” è spesso usata per indicare la cultura tipica prodotta dai mezzi di comunicazione di massa, che si differenzia dalla cultura alta, o di élite, da un lato, e dalla cultura popolare, dall’altro.
La “società di massa” presa in considerazione da teorici come Charles Wright Mills e Arthur Kornhauser era una società in cui i pochi appartenenti alle élites potevano manipolare e controllare la massa di coloro che non ne facevano parte.
Anche le forme di società premoderne erano caratterizzate da reti di comunicazione che investivano il complesso della società e che di solito erano in mano alla Chiesa o allo Stato.
Il processo della comunicazione di massa è correlato a varie caratteristiche specifiche e storicamente nuove:
1. la grande scala di produzione
2. la possibilità di raggiungere, rapidamente o addirittura simultaneamente, un grandissimo numero di individui in località diverse.
Il primo mezzo di comunicazione di massa è stato il libro; sono poi comparsi, nell’ordine, il giornale, il film, la radio e la registrazione del suono, la televisione e, recentemente, i nuovi media telematici.
Attraverso un processo continuo chiaramente percepibile l’introduzione di ogni nuovo mezzo di comunicazione di massa ha fatto sì che quelli preesistenti si adattassero e cambiassero le proprie funzioni e la propria importanza nella società.
I primi libri furono stampati intorno alla metà del XV secolo e per lungo tempo i loro contenuti non si discostarono di molto dai contenuti usuali della produzione manoscritta.
Il giornale nacque nel corso del XVII secolo come mezzo di comunicazione destinato alla classe borghese urbana, con funzioni essenziali per il commercio e la politica. Per le sue caratteristiche e per le funzioni che era chiamato a svolgere, il giornale era uno strumento di comunicazione essenzialmente laico (anche se ve ne furono versioni ideologiche o religiose), legato agli interessi economici, politici e sociali del momento.
Il cinema, apparso alla fine del XIX secolo, si caratterizzò prevalentemente come mezzo di intrattenimento popolare destinato alle masse urbane e traeva il suo contenuto in massima parte dalla letteratura popolare e dal teatro.
La radio e la televisione, sin dagli anni trenta, sono considerate i media più importanti, per la loro capacità di diffusione, maggiore di quella di ogni altro mezzo di comunicazione di massa, e per la molteplicità delle loro funzioni. Grazie alla loro forma audiovisiva i messaggi radiotelevisivi possono superare barriere di istruzione, di cultura, di classe e di alfabetizzazione, mentre le tecniche di trasmissione consentono loro di attraversare grandi distanze e frontiere nazionali.
I più importanti mutamenti tecnologici in corso tendono ad aumentare ulteriormente le possibilità di trasmissione dei mezzi radiotelevisivi.
È importante distinguere non solo tra i diversi periodi storici e le diverse tecnologie dei mezzi di comunicazione di massa, ma anche tra i diversi tipi di sistemi.
1. Il sistema concorrenziale, o del libero mercato (La cui caratteristica principale è che in esso i mezzi di comunicazione di massa sono in mani private, non sono sottoposti a controllo governativo e puntano a ricavare profitti mediante il soddisfacimento dei desideri del pubblico potenziale).
2. Il modello del servizio pubblico, o della responsabilità sociale (Un modello tipicamente rappresentato dalle istituzioni di servizio pubblico radiotelevisivo dell’Europa occidentale e di altre parti del mondo, dove la società assegna una vasta gamma di funzioni, nella sfera dell’istruzione, dell’informazione, della cultura e dell’intrattenimento, a enti pubblici che debbono rendere conto del loro operato alla società stessa, di solito tramite rappresentanti eletti).
3. Il modello del Terzo Mondo, o dei paesi in via di sviluppo (Di solito caratterizzato da capacità e portata limitate e segnato da una forte adesione alla meta primaria dello sviluppo economico e sociale).

Le teorie della comunicazione di massa

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di sociologia generale, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

Lo sviluppo moderno delle comunicazioni ha comportato un cambiamento complesso della civiltà, attraverso una vera e propria trasformazione tecnologico – culturale.
Grazie ai mezzi di diffusione molto potenti prodotti dal progresso tecnologico e al diffondersi delle condizioni di “massa”, si è sviluppata la cosiddetta comunicazione di massa.
La comunicazione di massa in realtà è sempre esistita, anche se in altri tempi era localizzata, circoscritta e con effetti limitati.
Con il termine massa si indica una serie di individui, il cui elemento di aggregazione è costituito da una predisposizione e anche da un interesse comune, elementi che consentono di collocare questi individui all’interno di una categoria specifica.
Le interpretazioni date ai fenomeni di massa sono state moltissime.
Gustave Le Bon afferma che l’uniformità degli atteggiamenti individuali che si registra nelle masse è frutto non tanto della vicinanza fisica o della presenza simultanea nello stesso luogo di più individui, quanto di una modificazione degli atteggiamenti che porta al prevalere nei soggetti di istinti immediati e incontrollabili rispetto a quello che deve intendersi come comportamento razionale.
Per Ortega y Gasset, “la massa è tutto ciò che non valuta se stesso, ma che si sente come tutto il mondo, e tuttavia non se ne angustia ma si sente a suo agio nel riconoscersi identico agli altri. essa travolge tutto ciò che è differente, singolare, individuale”.
Simmel ritiene che “la massa non si fonda sulla personalità dei suoi membri ma solo sulle parti che li accomunano. le azioni della massa tendono a raggiungere lo scopo tramite la via più breve, quindi sono dominate da un’unica idea”.
La comunicazione di massa è uno dei fenomeni più consistenti, con il quale la potenza del mezzo nel diffondere il messaggio si coniuga con il bisogno di estensione dell’IO nello spazio da parte degli individui nel tentativo di controllare la realtà.
I media, in tal senso, contribuiscono a costituire una nuova cultura, nella quale l’esperienza personale e la società rappresentata si mescolano, rendendo sempre più sfumati i confini tra il reale e l’immaginario e fornendo anche una nuova forma di ideologia costruita sul presente e sulla realtà quotidiana.
Thompson definisce la comunicazione di massa come “una serie di fenomeni emersi nel corso della storia, grazie allo sviluppo di istituzioni che hanno cercato di sfruttare nuove opportunità per raccogliere e registrare informazioni, per produrre e riprodurre forme simboliche, e per trasmettere informazioni e forme simboliche a una pluralità di destinatari in cambio di un qualche tipo di compenso finanziario. … utilizzerò l’espressione comunicazione di massa per indicare la produzione istituzionalizzata e la diffusione generalizzata di merci simboliche attraverso la fissazione e la trasmissione di informazioni e contenuti simbolici”.