La formazione del pensiero sociologico

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di sociologia generale, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

A partire dal 1760 nel Regno Unito prende via la rivoluzione industriale, un processo di evoluzione economica o industrializzazione della società che dal sistema agricolo-artigianale-commerciale conduce ad un sistema industriale moderno caratterizzato dall’uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica e dall’utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate, il tutto favorito da una forte componente di innovazione tecnologica ed accompagnato da fenomeni di crescita, sviluppo economico e profonde modificazioni socio-culturali.
La rivoluzione industriale determina uno sviluppo ed una intensificazione dei rapporti tra individui che, spesso, risultano caotici e creano scompiglio e problematicità.
In questo contesto Auguste Comte avverte la necessità di trasferire l’armonia, il metodo e l’ordine che regnano nel mondo tecnico scientifico e si pone l’obiettivo di organizzare una vera e propria scienza sociale.
Già nel XVIII secolo, comunque, si cominciava a studiare l’uomo come soggetto agente al centro di una rete di rapporti sociali.
Charles Montesquieu, uno dei più grandi filosofi dell’illuminismo, tenza di individuare le uniformità e le leggi che governano la Società.
Per Adam Smith, filosofo ed economista scozzese, che, a seguito degli studi intrapresi nell’ambito della filosofia morale, gettò le basi dell’economia politica classica, l’individuo è tendenzialmente egoista e persegue i propri interessi. La risultante di questi individualismi è un prodotto della natura (la mano invisibile, una metafora creata per rappresentare la Provvidenza, grazie alla quale nel libero mercato la ricerca egoistica del proprio interesse gioverebbe tendenzialmente all’interesse dell’intera società) che riesce a trovare una forma di mescolanza degli interessi individuali.
Per Comte è possibile individuare attraverso la sociologia le leggi che hanno presieduto il progresso dell’umanità e sulla base di queste prevedere e dominare il corso del futuro (“Savoir pour prévoir et prévoir pour pouvoir” – Sapere per prevedere e prevedere per potere).
Il secondo teorizzatore del pensiero sociologico nasce vent’anni dopo Comte ed è Karl Marx.
Marx si rende conto che i problemi sociali devono essere studiati indipendentemente dalla possibilità di una loro risoluzione per mezzo di riforme governative. Il filosofo tedesco ha una visione conflittuale della società e ritiene che gli eventi determinanti della storia sono caratterizzati dal conflitto di classe.
Il modello che propone è dicotomico, ovvero ogni società viene descritta attraverso due classi in conflitto tra loro; nel sua descrizione sono presenti gli sfruttatori e gli sfruttati, gli oppressori e gli oppressi.
Herbert Spencer, filosofo britannico molto apprezzato nel mondo anglosassone, ritiene la società un organismo, o meglio ancora, una realtà superorganica nella quale il progresso è monolineare e segue il ritmo dell’evoluzione organica.
Nell’ultimo periodo delXIX secolo, caratterizzato dal mutamento nella storia del pensiero e nella società civile, si verifica una estrema trasformazione dell’approccio ai problemi sia nelle scienze naturali che in quelle sociali.
La sociologia diventa studio del comportamento dell’uomo che viene considerato più che altro come “essere irrazionale”. In questi periodo si fanno largo le idee di Nietzsche e Freud.
Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco, analizza l’individuo come soggetto agente tentando di scoprire la spaccatura dell’IO e sostiene che le azioni non sono mai quello che sembrano.
Sigmund Freud, neurologo e psicoanalista austriaco, esegue un’analisi più sperimentale rispetto a Nietzsche. Il fondatore della psicoanalisi, una delle principali branche della psicologia, ha elaborato una teoria scientifica e filosofica, secondo la quale i processi psichici inconsci esercitano influssi determinanti sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni tra individui.
Sul finire del XIX secolo il pensiero sociologico si evolve da tentativo di teoria della società a studio dell’agire sociale. Precursore in quest’opera è un altro dei padri della sociologia: Max Weber.
L’economista, filosofo e storico tedesco definisce la sociologia come lo studio dell’agire sociale, studiando il significato profondo delle azioni dell’uomo in interazione con gli altri individui.
L’analisi di Weber si concentra nel campo della sociologia politica soffermandosi sul problema del potere.
Per Georg Simmel, filosofo e sociologo tedesco, la sociologia è lo studio delle forme e delle interazioni. La società, quindi, è il prodotto delle interazioni tra gli individui.
Vilfredo Pareto, ingegnere in volontario esilio per motivi politici appartenente a un’antica famiglia nobile genovese, ci ha fornito una complessa teoria dell’azione sociale secondo la quale provoca in tutti i campi la selezione dei migliori. Da qui viene formulata la teoria delle elites sviluppata da Gaetano Mosca.

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Pubblicato il febbraio 1, 2014, in sociologia con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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