Sulla comunicazione non verbale

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di sociologia generale, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

L’interrelazione umana è resa possibile dalla comunicazione che si viene a creare tra gli individui. Affinché questa possa avvenire è necessario che siano presenti alcuni fattori: l’emittente, il ricevente, il messaggio ed il medium. Va precisato che l’emittente ed il ricevente debbono condividere lo stesso sistema di codifica/decodifica.
Un altro elemento che riveste particolare importanza è il feedback, ovvero l’effetto di risposta al messaggio. È molto raro, infatti, che si verifiche una comunicazione unidirezionale.
La comunicazione non verbale è la manifestazione spontanea delle emozioni e, talvolta, accompagna il linguaggio verbale.
Lo psicologo sociale inglese Michael Argyle classifica le varie forme di comunicazione non verbale secondo nove categorie: espressione, facciale, sguardo, gesti, comportamento spaziale, contatto fisico, postura, vocalizzazione, odore, aspetto esteriore.
Il modo in cui è utilizzato lo spazio per comunicare è un altro elemento importante delle società umane.
Essa può essere così ravvicinata da presupporre un contatto fisico, oppure prevedere distanze via via maggiori come in un colloquio tra amici, tra un impiegato e il suo capoufficio o tra un oratore e il suo uditorio. I limiti di tali distanze sono appresi e dipendono dal gruppo culturale di cui la persona fa parte.
Lo studioso americano Edward T. Hall stila una classificazione delle distanze nell’uso dello spazio nella comunicazione.

  • Distanza intima: può essere così ravvicinata da presupporre un contatto fisico. Se i soggetti sono più distanti possono in ogni caso toccarsi facilmente e fissarsi intensamente negli occhi.
  • Distanza personale: è abbastanza ravvicinata, da un minimo di 45 cm a un massimo di 120 cm, ma sono definiti chiaramente i limiti del proprio spazio personale. È caratteristica di rapporti interpersonali come quelli tra amici o colleghi di lavoro.
  • Distanza sociale: l’unico contatto diretto è quello visivo. È legata all’assunzione di ruolo formale, quindi ha un carattere impersonale, specialmente nei suoi limiti massimi.
  • Distanza pubblica: nettamente al di là d’ogni possibile coinvolgimento fisico. È la distanza che una persona tiene quando parla a un uditorio. A tale distanza le persone curano di più la correttezza del linguaggio, mentre vanno perse, almeno in parte, le sfumature espressive del volto.

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Pubblicato il febbraio 26, 2014, in sociologia con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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