Giocare e praticare sport

Ho letto con piacere l’articolo “Giocare è una cosa seria”, scritto da Alessandra Fasola, pubblicato nel numero di maggio della rivista “FOCUS”.
Ad onor del vero leggo sempre con piacere e con periodicità abbastanza costante quanto pubblicato con i periodici “FOCUS” e “FOCUS STORIA”, due magazine che mi affascinano per gli argomenti trattati e per l’accuratezza con la quale vengono affrontate le tematiche proposte.
Mi piace parlare in particolare dell’articolo della Fasola per l’affinità con il mio lavoro di insegnante e di studente in psicologia.
Quello del gioco è un argomento caro a psicologi, sociologi e filosofi. Da Schaller a Bertin, passando da Huizinga che, nel 1938, ha considerato il gioco come un tratto fondamentale dell’uomo (come trattato in un mio precedente post), hanno trattato quella che sono le caratteristiche fondamentali del gioco: il piacere ed il divertimento (come ribadito nell’articolo dal professor Gianfranco Staccioli, pedagogista e docente di “Metodologie del gioco e dell’animazione” all’Università di Firenze).
L’attività ludica rappresenta uno stimolo e un allenamento mentale e psicologico, una risorsa molto potente perché basata sul “rinforzo positivo” dato dal piacere.
Un recente studio condotto dall’Istituto Max Planck di Berlino ha mostrato un significativo incremento delle capacità cognitive (orientamento spaziale, pianificazione strategica, memoria e abilità motorie) in un gruppo di adulti coinvolti in brevi sessioni quotidiane di Super Mario 64, mentre all’Università di Rochester (Usa) hanno dimostrato che “allenarsi” con giochi elettronici d’azione aumenta del 25 per cento la velocità nel prendere le decisioni e la capacita di valutare più stimoli contemporaneamente.
Allo stesso tempo il giocare è una formidabile palestra psicologica: Abitua a tollerare le frustrazioni, a elaborare strategie, a sviluppare l’abilita di problem-solving ed a collaborare con gli altri e soddisfa anche alcuni bisogni umani primari, come l’istinto ad affermarsi attraverso la sfida.
L’attività ludica, inoltre, può diventare lo schermo dietro a cui nascondere ossessioni, fobie o difficoltà di relazione.
I valori pedagogici del gioco appaiono fuori discussione. Ciò che desidero evidenziare, invece, è come nel 2014 ancora possa nascere confusione nel distinguere Educazione Fisica da gioco e sport.
Visto che sul gioco, prendendo spunto dal citato articolo, è stato chiarito molto, va ribadito che l’Educazione Fisica mira allo sviluppo di uno stile di vita più attivo delle persone, verso una dimensione autenticamente culturale, eclettica, olistica e permanente.
L’Agenda di Berlino (messa a punto durante il Summit mondiale dell’Educazione Fisica dell’ICSSPE del 1999) e la Dichiarazione sull’Educazione Fisica del 2000 hanno costituito le premesse per la stesura di un documento nel quale viene riaffermato il concetto di Educazione Fisica come diritto universale basato su valori di interdisciplinarità e di impegno sociale.
Lo sport, da parte sua, rappresenta l’insieme delle attività, individuali o collettive, che impegnano e sviluppano determinate capacità psicomotorie, svolte anche a fini ricreativi o salutari (Sabatini Coletti – Dizionario della Lingua Italiana). Tra le caratteristiche principali delle attività definite sportive troviamo l’uguaglianza nelle opportunità di gareggiare e nelle condizioni della competizione, la specializzazione dei ruoli, la razionalizzazione, l’organizzazione burocratica e la ricerca del record (Enciclopedia delle scienze sociali Treccani -1998).

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Pubblicato il maggio 24, 2014, in didattica, pedagogia con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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