Il bambino e l’arco

La domenica sta diventando uno dei momenti più importanti dal punto di vista sociale. Le famiglie impegnate per tutta la settimana con il lavoro (o con la ricerca di questo, visto l’attuale periodo di crisi) e con la scuola, trovano nella domenica in momento ideale per riunirsi.
Ultimamente i centri di aggregazione più frequentati sono i centri commerciali che uniscono il piacere della riunione familiare con un po’ di shopping e se quest’ultimo non è necessario, quanto meno si apprezzano le belle cose esposte.
Il papà è attratto dal fucile sub che non ha mai avuto e che potrebbe servirgli in quella vacanza che attende da anni, in quei luoghi che ha sempre ammirato su internet. La mamma, invece, è attratta dagli occhiali da sole, belli, colorati, alcuni polarizzati, pronti per essere provati, fissando il momento con un selfie che si deve necessariamente postare immediatamente sui social network. E il figlio? Il figlio può concedersi un viaggio fantastico nel mondo del supereroe che ha visto in TV. Il reparto con arco e frecce è l’ideale per emulare il suo idolo e così, senza un reale controllo dei genitori, sceglie un arco della sua misura e quelle belle frecce al carbonio che sono molto più affascinanti di quelle con la ventosa adatte alla sua età.
Non c’è la maschera, ma poco importa … il gioco può cominciare lo stesso!
Bimbo, non puoi scagliare le frecce dentro il negozio, è pericoloso!” interviene interrompendo il gioco l’addetto alla sicurezza “Dove sono i tuoi genitori?
A questa richiesta spunta dal corridoio il padre, contrariato per l’interruzione dei suoi sogni; la mamma no, perché non ha ancora trovato la posizione giusta per il selfie!
Il padre, senza guardare negli occhi l’addetto alla sicurezza che ha il proprio figlio interrompendo il suo gioco, un po’ contrariato per l’interruzione dei suoi sogni, porge la mano al figlio e lo porta con se.
Rimango un po’ stupito dall’atteggiamento del genitore: niente ceffoni, niente voce alta. Fortunatamente (penso) qualcosa è cambiata in positivo nella nostra società: sta portando via in bimbo perché vuole spiegargli che quanto stava facendo era realmente pericoloso. Però senza urlare e, soprattutto, senza utilizzare le mani, adoperando il metodo della comprensione, perché il bambino ha il diritto di capire quello che stava facendo, ma con le dovute maniere.
Così il padre, camminando verso di me, comincia a spiegare al bambino: “Quante volte debbo dirtelo che devi stare attento a che non ti guardino mentre fai questi giochi, altrimenti ti scambiano per un ritardato. Forza vai là in fondo (indicando la parte opposta a quella presa dal responsabile della sicurezza) e stai attento a che non ti veda di nuovo”.

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Pubblicato il aprile 27, 2015, in riflessioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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