Meglio un mojito che un “bathroom selfie”

Da piccolo non mi piaceva che mi scattassero fotografie, i miei ricordi di quel periodo sono gli scatti che mio padre è riuscito a “rubare” col pallone nel cortile della nonna (visto che nel nostro era severamente vietato il gioco della palla), quelle della prima Comunione e quelle della mia classe. Tutto il resto è solo nero e non bianco e nero come le belle foto di allora che sopravvivono fino ad oggi.
Poi è arrivata la Polaroid, la SX-70 che era così popolare da portare la produzione a cinquemila al giorno. Da quel momento ho qualche foto in più (non molte), con il mio Moto Morini Corsarino ZS Super Scrambler (con quattro marce ed il cambio a bilanciere e la vistosa marmitta grigliata che spuntava dal lato sinistro), con i miei compagni di classe nei luoghi che andavamo a visitare senza autorizzazione alcuna dei nostri genitori. Anche se non molte, le uniche foto scattate dai fotografi erano mentre ero in campo o con i miei compagni di squadra in fase di preparazione al campionato.
Negli ultimi anni, da insegnante, ho sempre cercato di saperne di più su cosa spingesse, soprattutto le ragazze, a farsi i selfie che normalmente erano additati come un evidente sintomo di un narcisismo.
Ho cominciato, quindi, a leggere qualcosa scritta da Laurence Allard, un professore francese specialista di tecnologia mobile, che si trovava in disaccordo con quanto espresso comunemente e spesso con una certa ignoranza in materia. Da quanto ho avuto modo di leggere, il Professore francese, infatti, considerava il selfie come un’idea di comunicazione diretta.
Per avere maggiori informazioni ho letto che da una ricerca degli psicologi di una nota università italiana, i selfie si scattano per divertire gli altri (39%), per vanità (30%) o per raccontare un momento della vita (21%).
Adesso è il periodo dei “bathroom selfie” fatto utilizzando il proprio lato più creativo e vanitoso, il bagno è diventato uno dei set preferiti sui social sia quello di casa che quello del locale pubblico in cui siamo.
Beh queste che etichetto come riflessioni, non sono altro che semplici osservazioni, in quanto ritengo che troppo spesso le condotte subiscono le influenze dei media, un tempo si criticava la televisione ed a volte alcune trasmissioni venivano tagliate o censurate conducendo ad un regolamento che difende i minori e che permette l’utilizzo del “parental control“, ritengo che questo debba essere utilizzato dalle famiglie per selezionare pagine su Internet in base ai criteri da loro ritenuti giusti ed una maggiore attenzione a ciò che postano i propri figli non è una cosa spiacevole.
La foto a corredo del post mi è stata scattata da Anna mentre sorseggiavo un mojito (che non capita spesso).

Pubblicato il giugno 24, 2019 su riflessioni, social network, sociologia. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: