Ciò che conta è gustarlo

Camilleri con il suo “Commissario Montalbano” ha dato una grande spinta alla conoscenza di questo rustico: l’arancino. Ieri, giornata di Santa Lucia, a Palermo, ne hanno mangiato a bizzeffe, un po’ per la tradizione, altri per la devozione alla Santa. Mi è passata per mente l’antica ed anche questa tramandata diatriba sul genere del rustico: è maschio o femmina? L’usanza vuole che nella zona Etnea è maschio, con una forma simile al vulcano che si erge maestoso sulla piana di Catania (a punta per intenderci, come nella foto a corredo del post), mentre nel palermitano è femmina (arancina), come le arance di Sicilia (sferico, arancione e con la parte esterna abbastanza croccante). Ci sono i rosticcieri, a Messina il noto Famulari, che lo hanno innalzato a loro cavallo di battaglia offrendolo in vari gusti e varie forme, ma una cosa è certa: I siciliani saranno sempre legati a questo rustico che, in passato, era anche un vessillo d’accoglienza e permetteva agli emigrati di mangiarlo nell’attraversamento dello Stretto, nella fase di rientro in terra natia, anche se in prima mattinata.
Allora sia maschio o femmina, l’unica cosa che conta è gustarlo. Buon fine settimana visitatori del mio blog.

Pubblicato il dicembre 14, 2019 su riflessioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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