Speranze per il post-quarantena

Più si allunga il periodo di quarantena e maggiori sono i contenuti riferiti a questo periodo che possono essere trovati in rete. Quello pubblicato da una amica/collega statunitense mi ha colpito tantissimo e desidero proporlo con parole mie come riflessione sul mio blog adeguandolo ad un vissuto al di qua dell’oceano.
Ci auguriamo che ciò che stiamo vivendo possa concludersi nel migliore dei modi, però l’augurio completo è quello che non si torni interamente come prima, ma che cambi qualcosa nella nostra vita, in quella di tutti.
Il mio augurio è quello che la politica riprenda il suo ruolo nei confronti dei cittadini, svolgendo a pieno il proprio ruolo di maggioranza o opposizione, che si abbandoni il linguaggio poco appropriato.
Mi auguro che coloro che vengono osannati come eroi adesso, possano essere considerati tali in quel tempo che in molti stanno chiamando “normalità”. Spero che non ci siano più aggressioni al pronto soccorso o violenze nelle sedi della guardia medica, ricordiamoci di quanto stanno facendo adesso.
Mi auguro che la scuola torni ad essere un luogo di cultura, di studio, di scambio di esperienze, di socialità. Lontani dai bulli, dai prepotenti, da coloro che infangano quotidianamente l’operato degli insegnanti e disturbano quello degli alunni. Mi auguro che i genitori possano accogliere con un sorriso la propria/o figlia/o che si è attardata/o in classe ad abbracciare e ringraziare l’insegnante per le informazioni ricevute e per l’amore donato.
Mi auguro che tornando in un cinema tutti possano guardare con piacere il film, senza rimanere con il telefonino costantemente acceso, magari con i lampi di luce di un videogioco.
Mi auguro che si possa tornare ad ascoltare la musica con il volume giusto nel luogo più idoneo, che non si stia a far avanti e dietro sul corso con le casse dello stereo che vibrano continuamente per l’eccessivo suono del brano ascoltato.
Mi auguro che tornando al supermercato si possano riconoscere le necessità della vita e di quanto fanno quelle persone fantastiche che lavorano duramente per tenerci forniti; senza superare la fila alla cassa, senza grugnire per l’esaurimento di un prodotto, senza prendere il surgelato per poi rendersi conto che non serve e lasciarlo nello scaffale dei pannolini.
Mi auguro che tornando a cenare in un ristorante non si cominci a cambiare l’umore dopo cinque minuti di attesa. Ricordiamoci di quando si andava con la ragazza e si era ben felici di attendere per stare qualche minuto in più mano nella mano.
Mi auguro che tornando in spiaggia si possa ammirare l’alba e fermare lo sguardo all’infinito, apprezzando le note delle onde che accarezzano la spiaggia, annusando con piacere i profumi presenti nell’aria ed ammirando i colori che cambiano minuto dopo minuto, soffermandoci a pensare alla libertà che si ha (ecco perché a corredo del post sto utilizzando questo scatto di “Lisa Fotios” pubblicata su Pexels).
Mi auguro che si possa tornare ad apprezzare l’ambiente e a rispettarlo, evitando di sporcarlo, inquinarlo, maltrattarlo.
Ce ne sarebbero altri pensieri di augurio, ma non voglio che il post diventi troppo lungo, il mio desiderio è quello di tornare ad una vita più che “normale” direi civile, probabilmente è questa la strada che ci vuole indicare il virus.

Pubblicato il aprile 16, 2020 su riflessioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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