Semplici ricordi di “naja”, ma belli

Se non ricordo male era un bel giorno autunnale, il sole era caldo e l’aria tiepida.
Mi stavo recando nell’area attrezzata per lo sport con la mia racchetta da tennis; speravo di trovare uno statunitense con il quale scambiare qualche “colpo”.
Durante la “naja” mi scocciava trascorrere il tempo libero con i miei commilitoni. Spesso le conversazioni erano ripetitive e se qualcuno cantava vocalizzava spesso “Quando ero soldato”, tra i primi 45 giri di Dalla pubblicato quasi un ventennio prima del mio servizio militare, mentre altri accennavano le parole di “Morire di leva (ad un amico siciliano)”, la storia di un ragazzo che si è tolto la vita mentre era di leva, un brano di Claudio Lolli che riportava la piaga dei suicidi nelle caserme.
In quel pomeriggio erano tutti lontani dal campo di tennis, impegnati di una partita di softball o sotto il peso di una macchina per la cultura fisica.
In una panchina nel prato che nonostante fosse irrigato quotidianamente era ricco di una erbetta bruciata dal sole, c’era seduta lei, Madison, una bella ragazza dai capelli tra il rosso ed il biondo con qualche lentiggine utile a trasmettere simpatia. Stava leggendo ed io le ho chiesto se potevo sedermi accanto a lei per sbirciare qualcosa dai giornali.
La sergente (Petty officer second class) mi sorrise ed acconsentì, passandomi un numero di Amateur Photographer. Era uno speciale per festeggiare i cento anni della rivista di fotografia britannica.
Madison mi disse che le piaceva fotografare, così come le piaceva viaggiare. Il suo sorriso e le sue parole mi fecero pensare all’adolescenza quando con la Polaroid scattavo al gruppo di amici con i quali stavo in giro col motorino, spesso sotto il cartello indicatore della località per la memoria storica.
La conversazione fu piacevole, tanto da allontanarmi dalla lettura. Madison aveva stimolato la mia fantasia con i suoi racconti brevi sui paesaggi statunitensi da lei ammirati.
Non ricordo a che ora finimmo di parlare, rammento solo il dispiacere alle sue parole “adesso debbo andare”. Le ho restituito la rivista e le ho chiesto di portarla al nostro prossimo incontro. Mi disse di tenerla, il suo periodo nella base si sarebbe concluso tra poco ed avrebbe fatto rientro negli USA. Salì sulla sua Volkswagen Beetle cabrio gialla e non la rividi più.
Ho tenuto la rivista tra i ricordi più cari, un pensiero a quello splendido pomeriggio. Nel rovistare in cantina è riemerso, un po’ deteriorato dal tempo, ma sempre utile a farmi rivivere quel momento.
A corredo del post uno scatto della copertina ritoccata (per togliere le tracce del tempo).

Pubblicato il novembre 25, 2020 su riflessioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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