Ai tempi di “Mexico 70” avevo 11 anni ed amavo il calcio

Con l’approssimarsi delle vacanze distensive (leggasi ozio) meditavo di comprare qualcosa da leggere che mi tenesse lontano da quel piacere che provo nel corso delle altre stagioni, ovvero leggere per tenermi aggiornato o recuperare quelle acquisizioni di studio collocate in parti remote della memoria.
Il clima estivo con le passeggiate in ambiente naturale ricche anche di lunghe pause in luoghi freschi è l’ideale per tornare a quel tipo di lettura che fa viaggiare la mente godendo del contenuto delle pagine raccolte tra la copertina e la quarta di tipo “non rigido”.
Però in questi ultimi giorni l’attenzione si è spostata verso un vecchio amore, il calcio, che non seguivo più con passione da “Mexico 70” quando Valcareggi volle avviare quella famosa “staffetta” tra due grandi come Gianni Rivera e Sandro Mazzola che lasciava la bocca un po’ amara a noi piccoli milanisti e l’altra parte ai “cugini” neroazzurri, eccezion fatta per la finale della manifestazione, che vide il milanista in campo solo negli istanti finali (i famosi “sei minuti di Rivera”).
È chiaro che giunti a questo punto non si può non essere tentati dall’acquistare “A Italia ’90 avevo otto anni”, un libro scritto da Claudio Bartolini, edito da Bietti, (infatti nel titolo del post ho voluto paragrafare quello del libro) che mi sembra una buonissima lettura da avviare in attesa delle prossime gare degli Europei e da proseguire alla loro conclusione.
In realtà nell’articolo che ho letto sul libro in questione ho trovato molte affinità con quelle che sono stati i miei piaceri (forse di molti bambini ed adolescenti) in quanto nel 1970 avevo veramente una grande passione per il calcio, oltre alla lettura del “Topolino” che mi ha tenuto compagnia fino al 1982, che ho praticato come atleta (solo fino alle giovanili), che mi coinvolgeva come lettore (ero il primo ad accaparrarsi la Gazzetta al bar vicino casa) e come collezionista di figurine, le mitiche “Panini”.
Proseguendo le similitudini, che ci auguriamo non accadano in questo Europeo, gli italiani rimasero male a conclusione della Coppa del Mondo Jules Rimet 1970 che riportò l’assegnazione del titolo per la terza volta al Brasile, vincitore della finale proprio con gli Azzurri, mentre in “Italia 90”, manifestazione della quale si fa riferimento nel libro, registrò il terzo posto della nostra Nazionale nonostante le prodezze e le reti di Totò Schillaci.
La lettura del libro ci porta a comprendere che non sempre si può vincere, ma sempre si può imparare. Per questo non posso far altro che comprarlo e leggerlo.
L’immagine è solo a corredo del post e non è legata al libro del quale parlo.

Pubblicato il luglio 4, 2021 su libri, riflessioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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