Consideriamo la bassa autostima

Ho ridotto i post sulla didattica dal mio pensionamento. Non ho cambiato indirizzo sul mio blog, proseguirò la condivisione di ciò che ritengo utile ad altri e, ovviamente, essendo cosciente del mio distacco dal mondo della scuola, non ritengo pratici alcuni argomenti.
Ho in passato rimarcato il mio rapporto con gli alunni sulle relazioni, sull’ascolto delle loro necessità e delle loro problematiche in quanto ho sempre ritenuto la Scuola come una guida verso il futuro e nella formazione di futuri cittadini consapevoli e maturi.
In questo primo post di giugno desidero trattare l’autostima degli alunni.
Talvolta, nella mia passata esperienza professionale, gli allievi non se la sono sentita di portare a termine un lavoro. Giudicarli come negligenti non fa bene al rapporto relazionale ed alla loro crescita; la mancanza di fiducia nelle proprie competenze può portare allo stop nello svolgimento del compito assegnato ed un insegnante che intende condurre per mano il piccolo nella sua fase di crescita deve saper ascoltare (talvolta le invocazioni d’aiuto non sono verbali ma gestuali) ed osservare anche le dinamiche del gruppo/classe.
In alcuni casi la carenza di autostima viene dalla famiglia che magari tesse le lodi di un fratello/sorella più grande dimenticando le età differenti dei propri figli o le fasi di crescita diverse; a volte, soprattutto in adolescenza, conta il giudizio dei coetanei, in particolare quello degli amici, che mette al primo posto l’errore che ci ha fatto perdere la partita e l’intervento che ha generato un maggior numero di compiti.
In entrambi questi casi il minore ritiene di aver commesso un grave sbaglio e comincia ad essere insicuro finendo col concentrarsi per evitare quell’errore e commetterne altri.
È importante far comprendere ai minori che loro sono ciò che sono e non debbono ampliare i propri difetti, ma impegnarsi nell’utilizzo delle loro doti.
Negli anni della mia carriera lavorativa ho sempre affidato più compiti alternativi ai ragazzi in eccessivo sovrappeso, lodando le loro capacità ed affrontando in privato il consulto di un dietologo indicato dal medico di base.
In sintesi l’insegnante deve aiutare i giovani a sviluppare una visione realistica e positiva di se stessi riflettendo accuratamente sui propri punti di forza e di debolezza, fornire loro la possibilità di assumersi la responsabilità delle loro azioni ed invitarli ad essere orgogliosi della loro identità unica e delle loro differenze.

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Pubblicato il giugno 4, 2022 su didattica, psicologia. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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