Archivi categoria: ambiente

Le passeggiate in natura sono un toccasana

Dieci giorni fa ho trattato, sulla base della mia conoscenza, un problema che si sta diffondendo è quello del sovraffollamento di pensieri che ci porta a perdere concentrazione ed attenzione.
È chiaro che spingere su una maggiore richiesta alla nostra mente “lavoratrice”, finisce con il creare quegli stati che favoriscono errori in ciò che si sta svolgendo, riducendo la produzione attiva e l’ insorgenza dello stress.
L’attenzione e la concentrazione possono essere reintegrate dalle esperienze in natura grazie al suo influsso morbido e con quella trasmissione di “lontananza” dalle difficoltà che causa l’aumento dei pensieri.
Già nel 1989 Rachel e Stephen Kaplan hanno proposto una teoria definita teoria del ripristino dell’attenzione (ART) che spinge ad “esperienze verdi” utili allo scopo.
Al giorno d’oggi le elevate richieste di attenzione diretta come il pressante utilizzo di smartphone, l’ambiente rumoroso e diversi agenti di disturbo non fanno altro che allontanare mentalmente dal compito svolto o che si dovrebbe svolgere.
Un’esperienza green, anche una breve pausa in un ambiente naturale, potrebbe essere ciò di cui si ha bisogno per ricomporre l’attenzione e la concentrazione.
Le esperienze verdi sono una buona pratica sanitaria ed aumentano anche la nostra relazione con il mondo naturale.
Insomma, una passeggiata in natura durante il weekend, fa bene a diversi aspetti del nostro benessere e ci arricchisce l’anima con gli splenditi panorami che il “cemento urbano” ci ha tolto.

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Riflettiamo sul pianeta

Giusto questa mattina che in tanti luoghi della mia regione è arrivata la sabbia del Sahara è la Giornata mondiale della Terra, un evento che deve farci riflettere sul cambiamento climatico e sugli ecosistemi.
Insomma, chi non lo ha fatto rifletta sulla salute del Pianeta (che non è nostro, lo abbiamo avuto soltanto in utilizzo).

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Il giusto rapporto con il mondo che ci circonda

È stato sufficiente un pomeriggio tiepido ed un tramonto rosso per ricordarci che siamo in primavera, quel momento stagionale in cui tutto rinasce e possiamo ammirare le fioriture, la promessa che tutto migliorerà. Dobbiamo soltanto aver la pazienza di saper attendere che i fiori degli alberi si possano trasformare in frutto e si possano cogliere.
Ma quelli che coglieremo non saranno quelli che sono spuntati prima della pandemia, sono frutti nuovi e questo serve a ricordarci che la natura si rinnova sempre.
Gli alberi hanno affrontato l’afa estiva e le intemperie invernali, ma sono lì, sempre pronti a donarci i loro prodotti e noi dobbiamo apprendere da Madre Natura il modo giusto per vivere il cambiamento in serenità, accettando i cambiamenti con maggiore consapevolezza e fiducia. Questo è il processo di cambiamento che dobbiamo vivere, non dobbiamo ripetere “attendiamo la normalità” che, inconsciamente, vuol dire “torniamo al passato”.
Dobbiamo essere coscienti che tutto cambia e si rinnova; questa è la spinta motivazionale a raggiungere la serenità ed il giusto rapporto con il mondo che ci circonda.

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40% della popolazione mondiale vulnerabile

Anche quest’anno il 22 aprile si svolgerà l’Earth Day (Giornata della Terra), la più grande manifestazione ambientale del pianeta.
La Giornata della Terra è divenuta un avvenimento educativo ed informativo; giorno 22, infatti, si valuteranno le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili.
Nonostante questo impegno e quello di Fridays for future si sono verificati eventi che hanno colpito aree diverse della terra così come ha confermato l’ organizzazione meteorologica mondiale che ha diffuso un documento dal quale si evince che le catastrofi climatiche sono aumentate di 5 volte con oltre 2 milioni di vittime perdite totali per circa 3640 miliardi di dollari.
Nel 2021 gli eventi estremi sono stati 1400 con un’alternanza di siccità e alluvioni che secondo Coldiretti in Italia ha bruciato oltre 14 miliardi di euro in un decennio tra canali della produzione e danni a strutture infrastrutture agricole; il tutto, purtroppo, anche a causa della cementificazione selvaggia (e continuiamo ad ignorarla) e dell’abbandono di aree montane che espongono a rischio idrogeologico almeno 7 milioni di Italiani.
Il rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’organismo delle Nazioni Unite per la valutazione della scienza relativa ai cambiamenti climatici, pubblicato lunedì 28 febbraio, si concentra sugli impatti dei cambiamenti climatici, con temperature già diventate troppo calde ed insostenibili per milioni di persone e sottolinea come circa il 40% della popolazione mondiale è “altamente vulnerabile” agli impatti dei cambiamenti climatici, con l’Africa a pagarne le maggiori conseguenze specialmente in termini di produzione di cibo.
Per consultare il rapporto dell’IPCC (3676 pagine in inglese, 294 Mb).

Pensiamo positivo

Da pensionato ho un tempo maggiore per leggere; certo non leggo di più, ma posso farlo con maggiore piacere ed attenzione.
Ieri ho letto con piacere sul “Corriere della sera” l’articolo di Andrea Segré “Sul cibo sprecato, italiani virtuosi …” (ieri in edicola).
In questo periodo in cui le notizie sulla pandemia si alternano e le persone continuano a lamentare l’impossibilità di socializzare, si rischia di rimanere schiacciati tra ciò che si legge (e qui dovremmo chiederci se i lettori prestano attenzione a quello che leggono) ed i timori personali.
Sono certo che se fossi rimasto in servizio avrei sicuramente parlato di questa novità introdotta dalla pandemia che ci ha spinti ad una maggiore attenzione agli sprechi alimentari ed alla rivalutazione del tempo impiegato in cucina.
Rivalutare la riduzione di spreco di alimenti che originano costi economici e problemi ambientali è un argomento al quale saremmo dovuti giungere prima della pandemia, così come la maggiore attenzione ai prodotti stagionali a Km zero che stavano per essere banditi dalla nostra alimentazione e ci stavano allontanando dalla nostra cultura e dalla tradizione enogastronomica delle nostre terre.
Anche se è difficile rinunciare alla socializzazione (ma esistono strumenti con il telefono che ci mettono in contatto con il mondo intero), proviamo a pensare positivo ed a coltivare ciò che di buono siamo stati spinti a fare.