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Il primo salotto fotografico del progetto

Come riferito in un precedente post il Progetto “Appunti di studio” è stato ridimensionato nel numero dei partecipanti, ma ha mantenuto le stesse finalità.
Le nostre Highland” è il salotto fotografico organizzato per affrontare la tematica della fotografia di viaggio. In questo incontro, programmato per giorno 25 settembre 2020, alle ore 7 p.m. con l’orario di Londra, Laura Manno, autrice della foto in copertina del quaderno n°4 di appunti di studio, e Francesco Tracuzzi, autore della foto di copertina del n°3 degli stessi quaderni, parleranno della loro esperienza nelle Highland scozzesi e mostreranno, commentandoli, alcuni degli scatti realizzati nel cuore e simbolo della Scozia, la terra più selvaggia e pittoresca che li ha incantati con la sua infinita bellezza.
Il link di collegamento sarà disponibile solo per i componenti del gruppo e sarà inserito in piattaforma trenta minuti prima dell’incontro dalla moderatrice del salotto fotografico Anna Ferrara.

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L’oleandro, l’arbusto simbolo di questa estate

L’oleandro, almeno per me, è stato l’arbusto simbolo di questa estate torrida, con temperature alte ed umidità intensa. Con lo scatto “Nerium oleander” ho desiderato fissare il successo della Natura sulle condizioni climatiche spesso alterate dall’uomo. L’oleandro, infatti, è una specie abbastanza rustica che trae vantaggio dall’umidità del terreno rispondendo con uno spiccato rigoglio vegetativo.
La foto è stata scattata con la Panasonic Lumix FZ300.

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La pianta del cotone, Gossypium

Così come detto in un precedente post, ho deciso di avviare un progetto con alcuni scatti fatti ai fiori. Le foto saranno pubblicate sulla pagina social che ho dedicato alla fotografia nell’album “fiori, frutti, piante“.
Affrontando questo argomento con alcuni amici, ci sta nascendo il desiderio di unire alla nostra piantagione di Habanero, pomodori ciliegini ed erbe aromatiche anche quella del cotone.
La pianta del cotone, “Gossypium” (titolo anche assegnato al mio scatto), è una pianta annuale della famiglia delle Malvaceae originaria del continente indiano; è diffusa un po’ ovunque e coltivata soprattutto in Cina, Stati Uniti, India, Pakistan, in Spagna e in Grecia, quindi compatibile con il nostro clima (ho tenuto in considerazione gli ultimi due stati).
Per adesso ci accontentiamo dello scatto fatto a casa degli amici, vedremo in futuro.

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La stazione di rifornimento

Quando pensiamo alla vostra vacanza, immaginiamo spiagge piene di palme o monti pieni di vegetazione e di fauna, non organizzeremmo mai le nostre ferie sulla base delle stazioni di rifornimento, però se si viaggia molto per il mondo potrebbe capitarci qualcuna delle più particolari e stazioni di servizio (e la mente vola agli Stati Uniti d’America, ma ce ne sono di bellissime anche in altri Paesi).
Ricordando anche la famosa stazione di servizio della lego, io non avevo quelle delle link, ma una bianca e di misure inferiori, non ho resistito alla voglia di fare uno scatto prima del normale rifornimento. Ho voluto mettere in risalto le sue geometrie, le sue luci (tutto arricchito dal piacevole silenzio della sera).
È venuto fuori questo scatto, a corredo del post, che ho ho voluto titolare “La stazione di rifornimento“. Non sarà l’Helios House di Los Angeles, ma a me piace molto.

Il Castello di Venetico

Il “Castello di Venetico” (il titolo che ho assegnato anche allo scatto) fu edificato verso la seconda metà del XV secolo dagli Spadafora i cui discendenti diretti (da Alessandra Spadafora, principessa di Venetico, di Spadafora, San Martino e di Maletto con Pietro Ascenso Duca di Santa Rosalia) portano i cognomi Monroy e Samonà. Conservatosi in buone condizioni fino all’inizio del XX secolo, fu gravemente danneggiato dal sisma che colpì Messina nel 1908.
Nonostante il terremoto e i bombardamenti dell’ultima guerra avessero provocato notevoli danni, la struttura è stata restaurata nel 1920 da Carmelo Samonà e dalla sorella Caterina e nel 1958-60 da Alberto e Antonio Samonà. Sino al 1969 rappresentava la residenza estiva della famiglia Samonà. (da Wikipedia)
La foto a corredo del post è stata scattata con la Panasonic Lumix FZ300.

Ricordi in cantina

A volte senti la necessità di dare una “pulita” alla cantina, poi scendi e cominci a muoverti tra gli scatoloni, ammirandoli, togliendo la polvere, fermando il tempo a quei ricordi che contengono.
Ci sono i primi disegni, i quaderni delle elementari, gli album con le figurine dei calciatori, il Lego, il trenino, la pista della Policar, le pagelle e tanti oggetti che testimoniano cambi di passioni e di hobby, trasformazioni, aspirazioni, successi, insuccessi, insomma la tua vita.
Trovi qualche altra cosa, gli occhi brillano, la mente viaggia. La foto dei tuoi genitori. Ricordi a quante volte hai fatto cavalluccio sulle gambe di papà e senti il profumo del “bianco mangiare” con quella “grattatina” di buccia di limone come la faceva la mamma. “Dai ti aiuto a vestirti e saliamo ai Colli (i Peloritani) o andiamo in spiaggia a guardare i pescatori?“. Senti quanto ti mancano e gli occhi brillano di nuovo. Era bello girare con la FIAT 1100 ed era ancora più bello salire su “Concettina”, quella bella corriera blu che andava a Pezzolo (villaggio zona sud di Messina). Il motore “pompava” e, soprattutto d’inverno, ti regalava quel tepore che sembrava la coperta di Linus.
Il cappello della SATS e ti sembra di tornare veramente indietro nel tempo, a sorridere ed abbracciare i tuoi genitori.
Non si può buttare nulla, ogni piccola cosa ti dona un ricordo felice.
La foto a corredo del post è stata scattata da Anna Ferrara, che ringrazio, con la Nikon D5500.

Pyrrhosoma nymphula

Il cammino verso la serenità passa dalla natura e con gli scatti che faccio tengo un ricordo di quel momento.
Libellula rossa” è uno scatto dedicato all’insetto a cui sono destinati numerosissimi miti e leggende nati nel corso dei secoli. In inglese la libellula si chiama dragonfly (per la sua somiglianza a un dragone alato) e con il suo respiro era in grado di generare la magia con cui donava la luce al mondo.
La foto a corredo del post è stata scattata con la Panasonic Lumix FZ300.

Ecco perché non voglio animali

A volte mi chiedono perché non ho animali. Perché, oltre ad amare gli animali e la natura, io mi affeziono a loro. Nel post c’è la foto di “Spazzy”, la nostra tartaruga, chiamata così per la sua voracità, probabilmente avrebbe ingoiato pure i rifiuti se mai glieli avessimo dati.
Era bellissima (il mio giudizio è di parte), le piacevano le carezze con l’indice sulla testa, non la nascondeva, chiudeva solo gli occhi ed apprezzava quel gesto d’amore.
Nel miei momenti di tristezza la guardavo e lei guardava me come per consolarmi; come gli amici che passeggiano senza scambiare una parola e tornano a casa come se si fossero raccontati la loro vita.
Poi arriva il momento in cui gli amici animali non ci sono più e ti chiedi se hai fatto il possibile per tenerli accanto a te. Si perde un pezzo di cuore ed io non posso permettermelo.
Allora, se posso, trascorro un po’ di tempo con gli animali degli altri, li osservo, se posso li curo, ma non credo che ci sarà spazio per altri amici animali nella mia vita. Perderli è troppo deludente.
La foto a corredo del post è stata fatta nel 2016 con la Nikon D5500.

I social sono anche questo

Mi è capitato in passato di vedere qualche mio scatto con la firma tolta presente tra i post di un altro fotoamatore; è capitato anche ai miei amici di vedere scatti eseguiti dalla stesso posto il giorno dopo (o la settimana dopo). È giusto pensare che nessuno ha l’esclusiva di alcuni angoli paradisiaci (a meno che non siano i proprietari e ti impediscono di entrare), quindi, uno scatto può fornire lo spunto perché qualcun altro lo faccia. Ma, credetemi, è la prima volta che oltre allo scatto mi prendono la didascalia.
Posso solo sorridere, i social sono anche questo.
La foto a corredo del post non è correlata all’argomento in causa ed è fatta da me.

“Neowise”, solo per dire anch’io c’ero

A quasi un mese da quando lo scatto è stato effettuato, inserisco nel mio blog “Neowise”, la cometa che ci ha tenuto con il naso all’insù per ammirare lo spettacolo offerto.
Lo scatto è stato effettuato dalla spiaggia di Venetico (ME), senza cavalletto, con la fotocamera appoggiato su una barca. Il motivo per il quale non pensavo di inserirlo nella mia raccolta di foto è che lo scatto non rientra esattamente tra le foto che faccio. Non cerco giustificazioni, la propongo così com’è.
Scoperta a marzo dal telescopio della Nasa Wide-field Infrared Survey Explorer (Wise), il viaggio di C/2020 F3 è stato davvero avventuroso e rappresenta il motivo che mi ha spinto a pubblicare lo stesso. Posso dire “anch’io c’ero”.