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Un vogghiu fari parti du greggi

Oggi ho ritrovato il piacere di scrivere una poesia nella mia lingua e senza pretesa alcuna la condivido nel mio blog augurandomi che possa piacere.

Iu un vogghiu fari parti du greggi,
a menzu o burdellu un si reggi,
vulissi un munnu pacatu
e iu mi nni stessi chetu, chetu.
‘Nta me vita tantu travagghiai
e fossi picca ma ripusai.
A ora chi mi vurria ripusari,
‘nta confusioni vonnu tutti parrari.
E un ci sunnu argomenti sani,
difatti, a parrari chiù sai sunnu i profani.
Tutti su ‘sperti chi paroli
e mi stannu facennu unghiari i moli.
Semu tutti d’accordu ‘nta na cosa,
ma ‘nto gruppu c’è sempri chiddu ca un riposa,
a tutti i costi ni voli cuntari
cu so rimediu nnavemu a pigghiari.
A mia mi piaci a paci e l’ambienti,
ma pari ca tutti un ci nni futti nenti.
Ora ‘nto ‘n cantu mi misi
picchì un vogghiu rutti i gabbasisi.

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Dedicata ad un amico

Dedicata ad un amico. Non voglio mettere foto in questo post per non sostituire le immagini vive nella mente di chi legge.

A filicità non’navi sorti
puru ca tu ti senti forti
quannu tuttu sta pi passari
spunta a melerba chi un ti fa ricriari

ma tu surridivi u stissu
e annavi avanti cu to passu
nenti ti facia meravigghia
a tia bastava to mugghieri e to figghiu

chidda era a filicità chi annavi a circari
e nuddu ta putia livari
poi arrivau da fitinzia
e ta livau a iddi e a tia

ma tu surridivi u stissu
e annavi avanti cu to passu
accantu a tia ci stavunu
l’amici ca t’abbrazzavunu

non eri sulu e u sapivi
chistu valia a menzu e vivi
poi arrivau l’epidemia
e ni ‘mpediu i stari vicinu a tia

a to mugghieri a sapisti amari
e to figghiu u sapisti educari
tu eri u cumpagnu i giochi i tutti
non facivi differenza tra i beddi e i brutti

tu non eri un maritatu
eri nu zitu mai saziu i l’amuri datu
puru ora ca ti ‘nnanasti
nautru regalu nu facisti

e vistu chi ‘nta Chiesa non putiunu stari in tanti
ni facisti stari uri o telefonu a tutti quanti
puru a distanza ni facisti ritruvari
chi di tia vuliumu parrari

Tu eri veramenti nu beddu cristianu
e pi chistu tutti t’arricurdamu
e ora, pi finiri i parrari
sulu i beddi mumenti assemi mi vogghiu ricurdari

Amicu me, ti mannu un salutu
mi facisti truvari a forza i non stari mutu
a chiddi ca non rinesciunu a capiri
auguru a tutti i truvari amici veri

Tratto da “Iza’s story”

Martedì scorso ho pubblicato una foto scattata da un amico che, con l’immagine inviatami, ha voluto augurarmi una buona giornata. Ieri ho ricevuto una poesia tratta dalla collezione “LETTERATURA FICTION & PROSE” che comprende libri della British Library digitalizzati da Microsoft. Scritte per un pubblico vasto, queste opere sono un tesoro per ogni lettore curioso che cerca di vedere il mondo attraverso gli occhi dei secoli passati. Condivido attraverso il mio blog una poesia estratta dal libro “Iza’s Story” di Grace Ramsay.

E la gente rimase a casa
E lesse libri e ascoltò
E si riposò e fece esercizi
E fece arte e giocò
E imparò nuovi modi di essere
E si fermò

E ascoltò più in profondità
Qualcuno meditava
Qualcuno pregava
Qualcuno ballava
Qualcuno incontrò la propria ombra
E la gente cominciò a pensare in modo differente

E la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva
In modi ignoranti
Pericolosi
Senza senso e senza cuore,
Anche la terra cominciò a guarire

E quando il pericolo finì
E la gente si ritrovò
Si addolorarono per i morti
E fecero nuove scelte
E sognarono nuove visioni
E crearono nuovi modi di vivere
E guarirono completamente la terra
Così come erano guariti loro.

Tratto da “Iza’s story”, di Grace Ramsay, 1869; trad. Yel Bosco.

Sassi che avrebbero molto da raccontare

Una foto che mi piace, scattata da altri (quella a corredo di questo post è stata fatta da Anna Ferrara), a volte mi porta a pensare. Quanto ascoltato domenica mattina, unito ad uno sguardo attento alle foto realizzate, mi ha portato a scrivere quanto sotto.

Sassi che avrebbero molto da raccontare,
sassi che hanno più di una storia lontana dal mare.
Viottoli pieni di muschio
e piccole decorazioni vicino l’uscio.
Travi antiche dal colore struggente
che ci raccontano una vita alquanto pesante.
Bellezze d’arte davanti ai nostri occhi
che celano la loro vita a chi tiene ancora i balocchi.
Un gruppo di gente vera
che ascolta con interesse una storia sincera.
Storie sincere che non sempre narrano il bello,
ma ci fanno pensare al nostro pesante fardello.
Storie dure che con minima beltà,
ci fanno pensare ai danni della Società,
una Società fatta da chi ci ha preceduti
e che per farla in tanti son caduti.
Sassi antichi e resti di tetti,
un tempo stabili ed assolutamente perfetti,
con il loro manto ci hanno sempre protetti
ed hanno permesso agli anziani il racconto dei “detti”
Noi, gente curiosa,
ascoltiamo bene ogni cosa,
ascoltiamo il narratore
che ci racconta in pochi minuti un passato fatto di diverse ore.
Tante ore e svariati anni,
ma con gli occhi apprezziamo solo i danni,
guardiamo con stupore,
ma ascoltiamo col cuore.
Pensiamo a chi avrebbe potuto fare,
prima che noi venissimo a fotografare.
Ma adesso non pensiamo a ciò che non è stato fatto,
dedichiamoci a quanto ci hanno detto,
ammiriamo con amore
chi per organizzare ci ha messo il cuore,
questa, in fondo, non è una poesia,
ma solo il racconto di una fotografia,
un resoconto un po’ invadente
dopo una domenica trascorsa con tanta bella gente,
che ha ascoltato e fotografato
quel pezzo di storia che hanno dato,
di una bellezza d’un tempo passato
che, fortunatamente, non è stato dimenticato.
Quando torneremo a fare quattro passi,
troveremo sempre i sassi,
ci spiegheranno che quanto ci hanno narrato
è un regalo che ci hanno dato,
un racconto profondo
che con le nostre foto fa il giro del mondo,
ma cosa importante che in poche ore,
il narrato ha trovato posto nel nostro cuore.

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Proteso sul mare

Mostra il peso degli anni,
ma si protende ancora sul mare.
Stanco di raccontare storie
su navi ormai lontane sui mari,
vorrebbe andare su lidi lontani
abbandonando la città industriale

Il palloncino

Il bimbo camminava felice,
in pazza con il suo papà
e teneva stretta la sua mano
mentre ammirava tutta la realtà

Quella mano vigorosa e gentile
gli offrì un palloncino,
una testimonianza d’amore
di chi gli stava vicino

Ma fresco ed impetuoso
si alzò il vento,
pronto a rubare
la felicità di quel momento

e con rapidità
prese dalla mano
quel gentile regalo
per portarlo lontano

Ma il bimbo tranquillo
non si fece travolgere da tanta viltà,
in fondo ciò che non potevano rubargli
era l’amore del suo papà