Archivi categoria: riflessioni

Tornerò a scattare?

Ormai è estate inoltrata da noi, il caldo torrido proveniente dall’Africa (meteo di oggi) sta facendo da padrone e richiede una quasi costante presenza della granita o del climatizzatore.
Mi sembrano quasi lontani i ricordi di qualche anno fa, quando si attendeva l’estate per avere ventiquattro ore di opportunità fotografiche.
La creatività in questo periodo non aveva freni, dal mare ai monti, dai portrait sul bagnasciuga della spiaggia con in Tirreno sullo sfondo, alla mega sessione nei freschi boschi dei Nebrodi e delle Madonie o nei fantastici borghi della nostra regione, dai tramonti “rossi” all’astrofotografia notturna.
Era un toccasana per ricaricare le batterie dopo un anno di lavoro e mentre le nostre si caricavano quelle della fotocamera si sostituivano per proseguire il divertimento.
Si affrontavano diversi argomenti nell’ampia gamma della fotografia, dal momento in cui il sole sorgeva fino a molto dopo che era tramontato; la missione era quella di sopravvivere per poi aggiungere le fasi di fotoritocco.
Tornerà per me questo periodo?
Nell’immagine a corredo alcuni miei scatti passati.

Giochi Olimpici, cancellarli o no?

Mancano poche ore all’avvio della XXXIII edizione dei Giochi Olimpici (io preferisco chiamarli con il nome che ritengo più corretto in funzione del fatto che nell’antico Hellenikon l’Olimpiade: indicava l’intervallo di tempo che intercorreva tra un’edizione dei Giochi e la successiva) e ancora ci sono dubbi sulla scelta di cancellarli o confermarli.
Esprimo una piccola opinione da ex-sportivo: Per me che lo “spettacolo” possa avere inizio in una condizione sanitaria a rischio è irrispettoso nei confronti della salute che dovrebbe essere sempre al vertice delle nostre decisioni e dello sport stesso.
Certo, la cancellazione delle Olimpiadi con decisione dell’ultimo momento causerebbe perdite, non solo economiche, per sponsor, federazioni, atleti, per gli stessi giapponesi che da settimane sono contrari a dare il via ai Giochi, però il rischio c’è, non lo ha escluso neppure il capo del comitato organizzativo, Toshiro Muto, particolarmente se dovesse esserci un contagio tra gli atleti.
La mia, ovviamente, è solo una piccola opinione che non fa testo in quanto la scelta di cancellare i Giochi nipponici è, per contratto, nella sola disponibilità del Comitato Olimpico Internazionale.

Sono grato alla vita

Nel proseguire il cammino alla ricerca della serenità ho fatto la scelta di tenermi distante da ciò che mi mette di cattivo umore seguendo quanto studiato in psicologia per tenere alto l’umore ed il benessere.
Sono grato a ciò che la vita mi ha dato ed ho fiducia nelle mie capacità, questa è una buona base di partenza per mantenere un buon livello di buonumore .
Nel cammino per la serenità non si può escludere l’osservazione delle cose belle che abbiamo accanto o sul nostro cammino ed io mi concentro sulle immagini positive.
Amo la fotografia, però se non riesco a praticarla non mi butto giù, dedico i miei spazi di tempo ad altre cose che mi possono appagare come leggere o scrivere e se non dovessi avere il tempo per farlo, posso sempre ascoltare buona musica mentre svolgo quanto sono costretto a fare.
Certo il cammino per la serenità può talvolta apparire tortuoso, ma è sufficiente sorriderci su e non riservare troppo tempo a questi pensieri.

POST CORRELATI

Basta superficialità

A mia memoria non ricordo di aver sentito a luglio tutte queste tragiche notizie sul maltempo. La cancelliera tedesca Angela Merkel, a fronte dell’ultimo bilancio dei morti nel suo Stato sostiene che la politica deve essere molto più rapida e decisa nella lotta contro i cambiamenti climatici.
Dai TiGi abbiamo visto le immagini del violento nubifragio che ha sommerso Palermo e provincia nella notte di sabato, con centinaia di interventi dei vigili del fuoco. Con tristezza abbiamo visto strade allagate, scale trasformate in cascatelle, automobilisti soccorsi dai sommozzatori perché rimasti intrappolati nei sottopassaggi, eppure ci sono persone che continuano ad ignorare il rispetto dell’ambiente anche nel loro piccolo.
Dagli scarichi fognari abbiamo visto apparire di tutto in questo fine settimana, da domani saranno in tanti coloro che sosterranno che il servizio di nettezza urbana lascia a desiderare.
Dalla spiaggia abbiamo visto il cielo cupo sulle isole, ma tra gli spettatori qualcuno ha sostenuto che da martedì sarebbe tornato il sole.
Se non si abbandonano questi atteggiamenti superficiali chissà che fine farà la nostra terra (e noi). Per saperne di più conviene leggere studio pubblicato su The Lancet Planetary Health sul quale si legge che le temperature troppo elevate o troppo rigide dovute ai cambiamenti climatici sono all’origine del 9,43% dei decessi globali.
La foto a corredo del post è mia.

Forza italiani

Sarebbe bello fare la passeggiata mattutina ed essere attratti dalla prima pagina di un quotidiano che la riserva agli argomenti del giorno che, però, non sono quelli che purtroppo spesso leggiamo.
Nel vedere quel rettangolo verde dovremmo pensare che in questa giornata ci saranno atleti fantastici che difenderanno i nostri colori e lo faranno in modo puro, lontani dagli stupidi nazionalismi di campanile, praticando una attività, lo sport, che dovrebbe trasmetterci sempre il concetto di impegno e sacrificio per il raggiungimento di un risultato.
In questo ultimo periodo gli uomini di Roberto Mancini ci hanno fatto fare un balzo nel tempo, ci hanno riportato a quando si rimaneva tutti uniti incollati al monitor a trepidare, gioire ed abbracciarci per strada anche se non ci conoscevamo.
Dobbiamo ringraziarli per questo, perché ci stanno facendo ritrovare uniti per ripartire, non per tornare a quella che molti chiamano “normalità”, ma per operare insieme per ottenere risultati nuovi in tutti i settori.
Forza italiani.

Ai tempi di “Mexico 70” avevo 11 anni ed amavo il calcio

Con l’approssimarsi delle vacanze distensive (leggasi ozio) meditavo di comprare qualcosa da leggere che mi tenesse lontano da quel piacere che provo nel corso delle altre stagioni, ovvero leggere per tenermi aggiornato o recuperare quelle acquisizioni di studio collocate in parti remote della memoria.
Il clima estivo con le passeggiate in ambiente naturale ricche anche di lunghe pause in luoghi freschi è l’ideale per tornare a quel tipo di lettura che fa viaggiare la mente godendo del contenuto delle pagine raccolte tra la copertina e la quarta di tipo “non rigido”.
Però in questi ultimi giorni l’attenzione si è spostata verso un vecchio amore, il calcio, che non seguivo più con passione da “Mexico 70” quando Valcareggi volle avviare quella famosa “staffetta” tra due grandi come Gianni Rivera e Sandro Mazzola che lasciava la bocca un po’ amara a noi piccoli milanisti e l’altra parte ai “cugini” neroazzurri, eccezion fatta per la finale della manifestazione, che vide il milanista in campo solo negli istanti finali (i famosi “sei minuti di Rivera”).
È chiaro che giunti a questo punto non si può non essere tentati dall’acquistare “A Italia ’90 avevo otto anni”, un libro scritto da Claudio Bartolini, edito da Bietti, (infatti nel titolo del post ho voluto paragrafare quello del libro) che mi sembra una buonissima lettura da avviare in attesa delle prossime gare degli Europei e da proseguire alla loro conclusione.
In realtà nell’articolo che ho letto sul libro in questione ho trovato molte affinità con quelle che sono stati i miei piaceri (forse di molti bambini ed adolescenti) in quanto nel 1970 avevo veramente una grande passione per il calcio, oltre alla lettura del “Topolino” che mi ha tenuto compagnia fino al 1982, che ho praticato come atleta (solo fino alle giovanili), che mi coinvolgeva come lettore (ero il primo ad accaparrarsi la Gazzetta al bar vicino casa) e come collezionista di figurine, le mitiche “Panini”.
Proseguendo le similitudini, che ci auguriamo non accadano in questo Europeo, gli italiani rimasero male a conclusione della Coppa del Mondo Jules Rimet 1970 che riportò l’assegnazione del titolo per la terza volta al Brasile, vincitore della finale proprio con gli Azzurri, mentre in “Italia 90”, manifestazione della quale si fa riferimento nel libro, registrò il terzo posto della nostra Nazionale nonostante le prodezze e le reti di Totò Schillaci.
La lettura del libro ci porta a comprendere che non sempre si può vincere, ma sempre si può imparare. Per questo non posso far altro che comprarlo e leggerlo.
L’immagine è solo a corredo del post e non è legata al libro del quale parlo.

La “Squola” è finita

Dopo la prima ondata dello scorso anno scolastico, adesso è il turno della seconda. Del gruppo storico dei Docenti di Educazione Fisica e Sportiva ne rimarranno pochi.
In questi anni, almeno dal mio punto di vista, è cambiata la Società e con essa anche la Scuola e lo Sport.
Personalmente è da un po’ che sono “uscito” dall’immaginario comune che rappresenta la pensione come un sogno idilliaco.
Certo la pandemia forse mi ha aiutato in questa fase di transizione in quanto ha provveduto subito a limitare i miei hobby come la fotografia ed i miei tour, però, consapevolmente mi sono avventurato nella ricerca della serenità per evitare che i pensieri negativi potessero avere il sopravvento (considerando che si ha più tempo a disposizione).
Proprio per questo, pur lasciando l’insegnamento, non credo abbandonerò gli stili di vita o quant’altro fa parte della mia identità e non sono (almeno per il momento) tra quelli che avrebbero voluto continuare la propria attività professionale e si fanno travolgere da rabbia, frustrazione e depressioni.
È probabile che i molteplici interessi avuti mi stiano aiutando e non avrò da combattere come coloro che hanno dedicato la propria vita ad un numero ridotto di passioni.
Ci sarà la classica festa di saluto con i Colleghi con i quali abbiamo condiviso percorsi o contrarietà ed è probabile che con molti di loro proseguirò il rapporto di amicizia che, ancora dopo tanto tempo e strade diverse, continuo ad avere con molti compagni delle elementari, delle medie e delle superiori (oltre a quelli universitari con i quali abbiamo mantenuto il rapporto di amicizia oltre a quello professionale).
È probabile che anche in questo lo sport ci sia stato d’aiuto sia a quelli che ne praticavano uno diverso dagli altri, ma si “catapultavano” ad ammirare le altre discipline, o tra quelli che da avversari si scambiavano qualche sguardo di troppo, ma poi finivano con lo stare insieme davanti ad una pizza o una semplice bibita a termine della gara, forse anche a scherzare su qualcosa andata male (lo Sport con la S maiuscola per intenderci, non quello delle zuffe o dei rancori).
Dico qualcosa in più in questo post, proseguirò a fornire le mie informazioni e le mie esperienze a coloro che rimangono a lavoro, senza avere la pretesa del sapere assoluto, ma soltanto per far leggere il mio punto di vista.
Ci vediamo alla festa di saluto trattenendo il nostro desiderio di mojito o di ballo se siamo alla guida di un veicolo o se le limitazioni non ce lo permetteranno.

Total white

Da oggi siamo finalmente in bianco, sembra il pensiero di una sposa, mentre è un qualcosa che pone fine all’allergia ai colori.
Abbiamo finalmente e gradualmente cambiato quel monocolore giallo che sopportavamo da fine maggio passato che faceva trasparire quella voglia di sole che tenevamo dentro.
Da oggi stop all’obbligo delle mascherine all’aperto che però dobbiamo continuare ad indossare al chiuso e quando non è possibile mantenere la distanza di sicurezza.
Per viaggiare resta obbligatoria in quanto su aerei e treni le regole non cambiano; unica eccezione per bus e tram, solo alla fermata.
Il nostro impegno è finalizzato a mantenere questo “total white”, mantenendo il controllo e resistendo alla tentazione di fare qualcosa che facevamo in passato.

Non rubate i ricordi ai posteri

L’album di famiglia è stato nel Novecento l’epicentro della pratica fotografica, ma al contempo un indispensabile supporto di memoria dei nuclei familiari.
Oggi al tempo dei social, travolti dalle tecnologie digitali e dai cambiamenti repentini della società, stiamo perdendo la nostra “memoria”.
Il classico album di foto di famiglia, spesso realizzato al rientro dalle vacanze con lo sviluppo del rullino a 24 pose (a volte più di uno), ci permetteva di rivivere quei momenti e trasmetterli alle generazioni successive.
Adesso è divenuto già molto difficile raggruppare tutti le immagini che sono state scattate, poi “faticoso” metterle in ordine e selezionarle ed “assolutamente impossibile” realizzare il “libro fotografico” che si può anche ordinare su Internet.
A volte diventiamo persino litigiosi (“questa scartala che sono venuta male” oppure “sistemala con un editing di immagini“, “perché la suocera tiene sempre i figli in braccio mostrando solo la loro testa da dietro?” E così via …).
Eppure siamo ancora felici quando guardiamo un vecchio album, senza preoccuparci dello scatto ci ha immortalati male o della leggera sovraesposizione perché avevamo montato un rullino con ASA da interno.
Non ci adoperiamo per trasmettere ai posteri quei momenti di vita, non facciamo nulla per migliorarci e tenere un ricordo ben composto come il classico brindisi con al centro il festeggiato e tutti i parenti con gli abiti tipici del periodo, ci teniamo solo a fare i selfie davanti alla granita o alla pizza per il nostro “pubblico” dei social. Ci adoperiamo per avere l’app più completa per renderci simili al noto attore o alla splendente modella.
Perdonatemi, vi sembrerò nostalgico, ma credo che i nostri figli/nipoti abbiano in diritto di conoscerci come siamo, di conoscere l’ambiente com’era al nostro periodo e come se lo sono ritrovato.
A coloro che fanno sparire gli album dei ricordi dopo il divorzio per cancellare la presenza dei genitori e degli avi desidero aggiungere che hanno fatto del male ai loro figli/nipoti. Personalmente trovo ancora piacevole ammirare i miei nonni sul calesse e sapere che erano i genitori dei miei che percorrevano strade non asfaltate o definite in pietra lavica, così come provo brividi a vedere uno dei nonni con la divisa da alpino nella prima guerra mondiale e mio padre con blusa e berretto da marinaio nella seconda.
Non rubate i ricordi ai posteri, realizzate album fotografici.

Antonio enuncia le leggi sul mojito

Ho deciso di dedicare questo periodo di transizione dal lavoro alla pensione per enunciare delle mie teorie (perché non esistono soltanto quelle di Murphy e perché un blog personale può anche servire a sorridere).

  1. Il mojito migliora l’intelligenza; al dodicesimo scopri che il mondo gira (applicata alla fisica)
  2. Il mojito porta il sorriso; più ne bevi e più sorridi (applicato alla filosofia)
  3. Se guardiamo il mondo, dopo alcuni mojito lo vediamo meglio, più allegro (applicata alla felicità)
  4. Se scatti una foto dopo il quinto mojito, scopri il “leggermente mossa” (applicata alla fotografia)
  5. Se ciò che non ti riesce è seguito da diversi mojito sei soddisfatto al primo tentativo (applicata alla fortuna)
  6. Se pensi che una cosa si può fare in un solo modo, dopo alcuni mojito ti rendi conto che le possibilità si moltiplicano (applicato alla matematica)
  7. Se hai difficoltà con la grammatica, dopo alcuni mojito riesci a dire tutto (applicato alla grammatica)
  8. Dopo il quindicesimo mojito fatto con la ricetta originale de L’Avana, nel salone di casa vedi tante cose dell’architettura coloniale che prima non avevi notato, comprese le palme (applicato all’architettura)
  9. Se a casa hai finito lo zucchero di canna, ti accorgi che il mojito può esser fatto anche con lo zucchero raffinato (applicato alle ricette)
  10. Se finisci la menta nel vaso del balcone, ti rendi conto che hai un arto superiore sufficiente a prendere quella dal balcone vicino e va bene per il tuo mojito (applicato all’anatomia)
  11. Se abbracci il tuo mojito non senti caldo è vero amore (applicato ai sentimenti)
  12. Il mojito, bevuto in sufficiente abbondanza, schiarisce la vista e ti permette di vedere quello che gli altri non vedono (applicato all’oculistica)
  13. Più mojito bevi e più finiscono presto (applicato alla dinamica)
  14. Il mojito va bevuto frequentemente e con periodicità perché fa sparire tutti i problemi che ti circondano (applicato alla predizione)
  15. A volte i 4cl di Rum cubano sono pochi, puoi aumentarli sono dopo il quinto mojito (applicato alle ricette)
  16. Se il gusto del rum non ti sembra abbastanza leggero (inferiore ai 16°), vuol dire che hai superato la dose giornaliera di mojito (applicato alle ricette del medico durante)
  17. Se ti servono un piatto di pesce senza accompagnarlo dal mojito, vuol dire che non sei a cuba (applicato al turismo)
  18. Il mojito si è diffuso in uno stato socialista ed anche esso lo è ; ai 4cl di rum non si possono unire 4 cucchiaini di zucchero di canna, bisogna pensare anche agli altri che potrebbero rimanere senza, ne bastano 2 (applicato alla politica)
  19. Il mojito fatto dal barman è sempre meglio di quello industriale (applicato al controllo alimentare)
  20. Se leggi soltanto venti punti delle leggi di Antonio sul mojito, vuol dire che ha esagerato con l’assunzione della bevanda e ne ha dimenticati alcuni (applicato alla trasparenza)

Ciò che ho scritto è coperto dal diritto dell’autore di dire tutte le minchiate che vuole; se copiate a condividete rischiate l’internamento in clinica psichiatrica.
Vi ho avvisato.
La foto a corredo del post è stata scattata da Anna (lo scatto così è stato richiesto dal modello, non prendetevela con la fotografa).