Archivi categoria: riflessioni

Ma le scuole sono sicure?

Appena iniziate le attività didattiche in molte regioni italiane e su varie testate giornalistiche torna l’incubo crolli.
Tra fra settembre 2021ed agosto 2022 si è avuta notizia di un crollo ogni quattro giorni.
Questi dati emergono dal XIX Rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola” presentato ieri a Roma da Cittadinanzattiva.
Ben oltre la metà delle scuole non è in possesso del certificato di agibilità statica, né quello di prevenzione incendi ed oltre il40% è privo del collaudo statico.
Nessun commento, lascio ai visitatori del blog le proprie opinioni e la lettura del rapporto.

Lo scopo della vita è viverla

Ci siamo mai chiesti quanto tempo dedichiamo alla famiglia, al nostro hobby, alla nostra persona e ai nostri animali domestici?
Poco.
Se nel corso delle ore di fine lavoro, nel fine settimana o sotto l’ombrellone non facciamo altro che pensare alle mail, allo scambio di opinioni con un collega o alle “telefonate urgenti” da fare, non possiamo mai lamentarci dello stress e dell’allontanamento dalla serenità.
Così come negli allenamenti sportivi anche nella vita abbiamo bisogno di pause che non possono essere paragonate al caffè al bar con un collega mentre proseguiamo la conversazione sul lavoro.
La pausa è una interruzione ed è stata determinata dopo le attente valutazioni.
Se non facciamo “riposare” la nostra macchina, dormiremo sonni agitati, non riusciremo mai a cogliere il bello che ci circonda, non riposeremo mai bene e ci allontaneremo sempre più dalla serenità.
Eppure dall’indagine OCSE.Stat. pubblicata ieri emerge che gli italiani lo scorso anno hanno lavorato meno del 2010.
Eh si! Una persona stanca lavora male e meno (e spesso produce meno). Con la nostra condotta non facciamo altro che far male a noi stessi ed agli obiettivi che si intendono perseguire.
Eleanor Roosevelt, nel periodo in cui è stata la first lady degli Stati Uniti d’America, disse: “Lo scopo della vita è viverla, assaporare l’esperienza al massimo, raggiungere con entusiasmo e senza paura un’esperienza più nuova e più ricca“.

POST CORRELATI

È la salute che conta!

Sebbene solitamente abbiamo perseguito la felicità attraverso relazioni e religione, status, denaro e beni materiali, probabilmente il contributo più duraturo e potente alla nostra felicità è la qualità della nostra salute fisica.
La profonda influenza della salute sulla nostra capacità di essere felici è prontamente dimostrata in due modi: primo, il nostro stato di salute influenza fortemente il modo in cui ci sentiamo; in secondo luogo, la qualità della nostra salute fisica determina i limiti di ciò che possiamo fare.
La ricerca metabolica in evoluzione e le neuroscienze comportamentali offrono spunti ancora più precisi su come la nostra salute fisica regoli direttamente e indirettamente il nostro benessere emotivo.
In ogni momento, i nostri sentimenti e le nostre capacità funzionali sono il prodotto di una complessa interazione di processi che si verificano a livello dei nostri geni e dell’epigenoma , la capacità dei nostri organi e lo stato dei nostri ormoni e neurotrasmettitori.
Anche se le nostre emozioni ed i nostri comportamenti sono conseguenze di questi processi, sono contemporaneamente cause in un circolo vizioso o virtuoso della salute.
Oggi più che mai, sappiamo che la felicità è un gioco interiore, poiché la scienza ci aiuta sempre più con una comprensione crescente del corpo umano, la connessione tra mente, corpo e spirito riconosciuta dai filosofi secoli fa è spiegabile come un’interazione tra i nostri comportamenti e la biologia.

POST CORRELATI

Muoversi tra le acque agitate

Giorno 1 è arrivato il nuovo autunno meteorologico e per me il primo anniversario da pensionato (con altri amici e colleghi che si sono uniti).
Se pensiamo ad una vita divisa in capitoli, questo è il momento di una nuova sfida dopo il periodo di transizione.
In effetti il primo periodo è quello della conclusione del rapporto nel quale tra impegni burocratici e vecchi legami sembrerebbe che il “cordone ombellicale” non si voglia staccare.
Poi si accede nel periodo di transizione vero e proprio nel quale ci si confronta con la “nuova identità” ed il fragile impegno nella creazione di un’altra con i nuovi limiti che ci fanno temere di non aver raccolto sufficienti esperienze.
Eppure la vita ci guida continuamente verso ciò che dobbiamo imparare; gli errori sono lezioni da portare avanti se crediamo che lo siano. Fermarsi e fare il punto su tutto ciò che si è imparato si rende necessario per facilitare la chiusura e rendere più fluide le transizioni.
Ci sono lezioni importanti sulle relazioni, sui punti di forza, sulle debolezze e sulle passioni incorporate nel corso di una vita di lavoro.
Queste possono essere le nuove fondamenta per il prossimo capitolo; la saggezza personale acquisita può essere la zavorra per tenerci in piedi nelle acque agitate.

Riflessioni torbide

La Società cambia in fretta non offrendo alcuna stabilità e la Scuola rimane ferma.
Quello che mi appresto a scrivere in questo post sono soltanto delle impressioni, personalmente non riesco a fare delle proposte particolari degne di lode, però una cosa è certa: Più avanti andiamo e meno motivazioni si trovano.
Ho ascoltato alcune conversazioni dei ragazzi in spiaggia che mi hanno indotto queste riflessioni. Un tempo i ragazzi bramavano per il rientro a scuola. Tornare a stare con i propri compagni di classe o curiosità di conoscenza dei nuovi, riprendere il programma della materia che maggiormente piaceva loro e promettere un migliore impegno in quelle poco gradite.
Adesso, già in spiaggia, si sentono lamentele sugli orari, sui plessi a cui si è stati assegnati, sul caro libri e sul loro peso.
Sembra che non esista un qualcosa che può andar bene a tutti.
Forse siamo diventati troppo litigiosi ed incontentabili, ma è certo che questo mix lascia scontenti molti.
Un tempo gli studenti erano orgogliosi dei loro risultati e desiderosi di averne altri maggiori, adesso sono stanchi (prima ancora di cominciare), irritabili, disfonici e ricchi di ansie ed attacchi di panico, problemi che intendono risolvere in un pub con patatine e bibite. Poi accuseranno mal di testa e dolori allo stomaco, ma ovviamente nessuno farà caso alla vita che conduce ed a ciò che mangia. Il problema è la scuola.
Si dovrebbe avviare una rispettosa discussione su questa situazione sociale, un confronto che possa realmente portare alla regolarizzazione del sistema. Già gli adulti convivono con lo stress e probabilmente lo hanno già trasmesso agli adolescenti.

Vivere consapevolmente

Un mese fa, nel mio ultimo post sul cammino verso la serenità, ho scritto che “è una condizione emotiva individuale caratterizzata, a livello interiore ed esteriore, da tranquillità e calma non solo apparente; un equilibrio psico-fisico che va ricercato in più aspetti della vita quotidiana”.
Da “diversamente giovani” non possiamo soffermarci sulle belle esperienze passate, ma dobbiamo soffermarci su quanto è reale. È inutile che io pensi a quanto saltavo a quindici anni o alle cose che riuscivo a svolgere in un baleno fino a qualche anno fa: debbo accettare la mia condizione attuale e viverla momento per momento.
Ovviamente io ho parlato di alcuni dei miei bei ricordi che non sono quelli degli altri e ho fatto riferimento alla mia età che non sarà proprio quella dei visitatori del blog, è per questo che ognuno di noi deve intraprendere il proprio percorso.
Se da giovane preferivo ballare il rock o altro, adesso debbo rendermi conto che se desidero passare una serata danzante mi debbo soffermare su qualche lento e sull’ascolto della bella musica proposta.
Coloro che smarriscono il percorso verso la serenità, fissando i propri desideri su ciò che non riusciranno a fare rimarranno delusi.
Ritrovare i vecchi hobbies e provare a proseguirli non basandosi su ciò che non si potrà fare, ma su quello che si può con le nuove esperienze acquisite.
Provare una varietà di cose nuove permette di scoprire talenti e passioni interiori che non sono mai state coltivate bene per mancanza di tempo o altro
C’è una ragione per cui un numero sempre maggiore di persone si rivolgono allo yoga e alla meditazione , e non è solo per i benefici per la salute. Queste pratiche permettono di imparare a raggiungere l’inconscio in modi che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere.
Meditazione, consapevolezza, Chi Gong, Yoga, Tai Chi, Tai Kwan Do: sono tutti modi per accedere all’inconscio in uno spazio sicuro e senza fretta, uno spazio in cui ci si può connettere ed ascoltare la propria voce interiore senza l’interruzione del mondo esterno .

POST CORRELATI

A nanna dopo Carosello

Nell’ultimo post in cui ho scritto sulla didattica ho manifestato il proposito di scrivere meno su questi argomenti (anche se il post è nato principalmente per questo) in quanto ho avvertito un allontanamento tra il mio bagaglio di conoscenze e le nuove esigenze didattiche.
Nell’ultimo periodo in servizio ho notato che gli alunni giungono a lezione assonnati, stanchi, distratti e spesso demotivati.
È chiaro che il connubio tra scuola e famiglia è necessario per prendere in esame le difficoltà che sorgono in questa fase importante per la formazione degli alunni.
A mio parere la figura dello psicologo assume una posizione importante per fornire un contributo in una delicata fase della crescita in quanto, pur condividendo l’interesse verso l’adolescente come famiglia e scuola, può apprezzarlo da un punto di vista diverso, maggiormente idoneo a risolvere le difficoltà.
“A nanna dopo Carosello” è la frase che io e molti miei coetanei ci sentivamo ripetere alle 21:00 dopo l’ora di cena. Si discuteva poco su questo in quanto le regole non erano solo quelle date dai nostri genitori, ma molto comuni tra i papà e mamme di quel periodo.
Anche se quelle variazioni dei ritmi circadiani vissuti nell’adolescenza erano presenti anche nei giovani dell’epoca, le soluzioni erano a portata di mano: era sufficiente per i genitori invitare i figli ad andare a letto e noi, pure con il broncio, ci recavamo sotto le coperte.
Le difficoltà odierne sorgono con gli adolescenti che non riescono ad effettuare le ore di sonno utili a riposare e cominciano ad essere stanchi ed appisolati sin dalle prime ore del mattino.
Quando i ragazzi vengono erroneamente definiti “pigri” in realtà avvertono delle necessità per il loro corpo.
È stato dimostrato che la luce blu emessa dalla tecnologia moderna (telefoni, computer, tablet e TV) sconvolge i nostri ritmi circadiani e ci tiene svegli e sebbene ciò valga per persone di tutte le età, studi recenti hanno scoperto che gli adolescenti sono più colpiti rispetto alle persone di altre età.
Anche se l’invito ad andare a letto che continuano a proporre alcuni genitori viene accolto, sarebbe importante sapere con certezza cosa gli adolescenti fanno giunti nella loro stanza. Molto probabilmente guardare un film, giocare ai videogiochi o inviare messaggi agli amici: tutte attività che renderanno ancora più difficile addormentarsi in seguito.
Nel corso dell’estate, ciò non ha molta importanza in quanto la maggior parte degli adolescenti può dormire fino a tardi, ma una volta iniziato l’anno scolastico, arriva la “tempesta perfetta” di disturbi del sonno.
Le percentuali rilevate in alcune indagini condotte in USA hanno reso noto che le ore di sonno sono in forte diminuzione. Nel 2019 è stato registrato il dato del 22% degli adolescenti che hanno realmente effettuato le ore di sonno necessarie a riposare, contro il 31% del 2007.
L’intervento di uno psicologo renderebbe migliore l’acquisizione di alcune condotte che dovrebbero esser seguite da insegnanti e genitori per evitare che il problema posso raggiungere livelli più alti.
La limitazione di alcuni strumenti digitali dovrebbe essere limitata, soprattutto prima di andare a dormire.
I ragazzi dovrebbero essere incoraggiati a seguire stili di vita più “benevoli” anche attraverso l’esempio.
Ci sono passaggi che si possono avviare per incoraggiare ad un sonno migliore ed anche se prevedono un piccolo sacrificio è indispensabile comprendere che lo si fa per una vita migliore.

Tre temi del giovane Gramsci sul “Fatto”

Da venerdì scorso a domenica “Il fatto quotidiano” ha pubblicato tre scritti giovanili inediti di Antonio Gramsci, politico, filosofo, tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia.
Questi documenti sono stati trovati tra le carte di un dirigente comunista milanese, Francesco Scotti e, così come riportato sul quotidiano, è probabile che a donarglieli sia stato Carlo Gramsci, fratello di Antonio.
Ovviamente non riporto quanto scritto sul noto giornale, anche se vi invito a reperirne i numeri per poterli leggere, ma desidero soffermarmi sul piacere di leggerli.
Venire a conoscenza in età avanzata di alcuni concetti che Gramsci ha manifestato in età liceale, può favorire una migliore conoscenza dei principi del filosofo e della realtà che si preparava ad affrontare.
Il parere su cosa sia cambiato da allora ad oggi rimane sempre nella libertà di chi legge.

Riequilibrare la postura

Se leggendo i miei post sul cammino alla ricerca della serenità, si pensa che una giornata all’aperto con la fotocamera possa essere la via da percorrere, mi sento di aggiungere che è una condizione emotiva individuale caratterizzata, a livello interiore ed esteriore, da tranquillità e calma non solo apparente; un equilibrio psico-fisico che va ricercato in più aspetti della vita quotidiana.
Il lungo periodo di restrizioni, anche se condotto sufficientemente bene, è possibile che abbia creato delle influenze di squilibrio.
Alcuni amici avvertono dolori al collo, mentre altri accusano mal di schiena; in entrambi i casi uno del motivi scatenanti è da ricercare tra i nostri atteggiamenti posturali devastati da maggiori periodi di lettura, navigazione in rete, ore trascorse tra le nostre piante ed i fornelli della cucina ed altre cose simili.
Personalmente mi son dedicato inizialmente agli esercizi di respirazione che in passato ho trattato dopo una ricerca con relatore il Prof. Prestipino (Tecnica generale dell’Educazione Fisica) ed adesso mi son “trasferito” nelle mani di un Collega (Salvatore) al fine di riequilibrare la mia postura e sistemare gli squilibri muscolari che si sono generati.
Ovviamente nel rispetto della scelta dello “Slow living”, il mio impegno è di due ore settimanali alle quali sto abbinando un minore impegno in minuti a quelle attività che nel periodo di lockdown mi hanno tenuto impegnato in attività psichica (la lettura sostanzialmente).

POST CORRELATI

Impariamo a guardare il bello

È bello recarsi in un negozio (nel mio caso un caseificio) e poter essere accolti con una bella varietà di colori della nostra terra, uniti ai profumi delle piante aromatiche.
Mi sono soffermato ad ammirare questa bellezza prima di entrare e continuo a sostenere che ci vuol poco per dare un tocco di bello agli ambienti in cui viviamo (o lavoriamo).