Archivi categoria: riflessioni

Sul Calvario

Due anni fa pubblicavo questo scatto in bianco e nero realizzato a Montelepre (PA) in occasione della Via Crucis vivente, un evento nel quale si sente un forte impeto ed una massiccia partecipazione di buona parte degli abitanti. Quella di Montelepre, organizzata dalla Pro loco è molto nota nella provincia di Palermo e prende il nome di “Processione dei Misteri”; si sviluppa dalla Chiesa Madre lungo le vie del centro storico.
Con questo scatto desidero augurare a tutti i visitatori del mio blog una serena Domenica delle Palme ricordando che l’evento si svolgerà quest’oggi a partire dalle 15:30.

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In cerca di serenità

La nostra vita quotidiana può spesso rivelarsi caotica, snervante. Riuscire a riportare serenità, pace interiore e tranquillità nelle nostre esistenze, a volte sembra un desiderio senza speranza.
È per questo che di tanto in tanto mi fermo a riflettere e, se posso, a scattare qualche foto che mi aiuti a riconquistare la serenità. “In cerca di serenità” è il titolo che ho voluto dare a questa foto in quanto ritengo che l’autore debba dire quello che l’immagine gli ha trasmesso o le motivazioni che lo hanno spinto a scattare. So che altri la pensano diversamente e che sostengono che se la foto ha un titolo è perché non è venuta bene e si sente la necessità di spiegarla, però io lascio senza titolo soltanto gli scatti familiari e personali (che non pubblico).
La foto grande si può guardare su 500px.

“In agguato” sui social

In agguato” è uno degli ultimi scatti che sono riuscito a fare e che rappresentano una mia emozione mentre passeggio in natura.
Non sono l’unico a passeggiare per raccogliere le proprie idee o ad ammirare ciò che mi circonda, ma visto che in questo blog personale inserisco periodicamente le mie riflessioni, ho voluto soffermarmi sui social e società contemporanea.
È sempre più ampio il numero delle persone che criticano i social, io mi son sempre limitato a riflettere che i social non sono altro che uno specchio della società.
A mio parere, una bella considerazione è stata fatta da Umberto Eco dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” che ha espresso una riflessione sociologica.
Spesso sui social, ma ovviamente anche nella vita, sono in aumento le critiche all’operato di chi propone un argomento o una propria riflessione. Le critiche, se costruttive, possono dare un buon contributo alla crescita, ma ciò a cui assistiamo è una critica sterile o un più elementare contrattacco spesso privo di senso, mirato solo a logorare la posizione di chi lo riceve.
È importante dire che, spesso, chi critica o non comprende la comunicazione letta (o ascoltata) o nel peggiore o forse più consueto dei casi, assume una posizione di superiorità (talvolta denigrando l’altra persona), solo per far passare il messaggio “io sono migliore di te”.
Nello sport ho sentito dire “Mio figlio fa questo sport perché è più completo” dimenticando di dire che la teoria è sostenuta dal dirigente dell’associazione in cui pratica attività il figlio ed è approvata dai genitori dei compagni di squadra dello stesso.
In fotografia, invece, sono frequenti i consigli sul punto di ripresa che poteva essere migliore, sulla lunghezza dell’erba che poteva essere falciata meglio visto che faceva parte della composizione dello scatto e sul “telefonino” di chi commenta che è sempre meglio.
Credo sia importante ricordare che il conflitto è sempre stato nella natura umana ed è spesso influenzato dalla cultura della società in cui si vive.
Ed allora, per concludere, non si può che utilizzare una frase di Catone “Non perdere tempo a discutere con gli sciocchi e i chiacchieroni: la parola ce l’hanno tutti, il buonsenso solo pochi” o una del sommo poeta Dante “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

Ultimo volume dei maestri

Primo giorno del mese e la visita al vecchio amico edicolante è un obbligo, è importante verificare se l’ultimo volume della collana sui “Maestri della fotografia“ è arrivato.
La collezione si conclude con Gabriele Basilico, uno dei più importanti fotografi contemporanei che dopo gli studi di architettura ha realizzato numerosi scatti su forme ed identità delle metropoli e sui mutamenti del paesaggio.
Tra le pagine narrate da Mario Calabresi, mi hanno colpito in particolare le parole scritte in grassetto, verso la fine del libro, con le quali Basilico rimarca che “fotografare la città non vuol dire scegliere le migliori architetture ed isolarle dal contesto” e sottolinea l’importanza di “mettere sullo stesso piano l’architettura colta e quella ordinaria” in una “mescolanza tra eccellenza e mediocrità”.
Come sempre consiglio l’acquisto di questo libro, ricordando che leggere è importante, ma apprendere da un prodotto di qualità apre la nostra visione e ci permette di rimanere incantati ed avere nuovi stimoli per i nostri hobby.

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Ed ecco il quinto

Finalmente abbraccio il quinto volume dei “Maestri della fotografia“. Dopo la conversazione di rito con il vecchio amico edicolante, non resisto ad una prima lettura di questo volume dedicato a Paul Fusco, ricordato principalmente per gli scatti eseguiti durante il funerale di Bob Kennedy assassinato nel 1968, a Los Angeles, durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali.
Paul Fusco viene raccontato da Mario Calabresi che descrive la sua fotografia come coerente ed impegnata. Dopo l’introduzione storica, si passa ad una bella raccolta di immagini, seguita dall’analisi tecnica curata da Alessia Tagliaventi. Come sempre il mio consiglio è quello di non lasciare uno spazio vuoto nella vostra libreria perdendo la lettura di questo penultimo elemento della collana.

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“Al freddo e spaventata”

Sto scattando poco e questo mi sta dando da pensare. Certo, a volte mi sento spossato, privo di motivazione, schiavo della routine, ma credo che scattando meno, diminuisca il desiderio di tornare a fotografare di nuovo.
La creatività è l’intelligenza che si diverte” ha detto Albert Einstein e credo che questo sia alla base della mia scarsa produttività. Per adesso mi sto divertendo poco e solo nelle due ultime occasioni ho trovato l’entusiasmo che ho sempre avuto . Soprattutto nell’ultima passeggiata ho ritrovato quel desiderio di osservare la natura, i beni architettonici e paesaggistici, gli animali. Ma per farlo con maggiore continuità, dovrei trovare una maggiore serenità, qualità che ho ritrovato a contatto con gli amici veri.
Questo mi ha portato a fare qualche scatto facendomi tornare alla mente quanto detto da Albert Watson, un noto fotografo scozzese di moda e ritrattista: L’oggetto o il soggetto “deve possedere un significato secondo, un livello nascosto o non subito evidente che io possa tirare fuori… Non sono le fotografie e i soggetti ad essere speciali, ma le idee che racchiudono”.
Ovviamente non mi paragono al grande fotografo, ma le sue parole possono servire da stimolo e, in qualche modo, mi hanno portato a fare due scatti alla cagnetta che ho incontrato per strada. In lei ho visto tanta bontà, un modo di cogliere la vita così com’è, forte tanto da non piegarsi al freddo ed alla fame e tutto questo ha contribuito a far nascere l’idea che mi ha portato a scattare.

Riflessioni sul “Tricolore incatenato”

Ormai da quattro anni non faccio più scatti minimalisti, non riesco a dire se non ho avuto l’opportunità o se non ho avuto la voglia di farli. Ieri, leggendo un articolo di Jason Parnell-Brookes, ho voluto rivedere i miei scatti minimal, che sono veramente pochi, provando a scrivere qualche riflessione sull’argomento.
L’ Oxford Dictionary of English definisce il minimalismo come “Un movimento nella scultura e nella pittura, che sorse negli anni 50, caratterizzato dall’uso di forme semplici e massicce“.
È chiaro che se si parla di minimalismo in fotografia è indispensabile spostare l’attenzione dello spettatore sul soggetto della fotografia, riducendo al minimo gli altri elementi.
Io per questo scatto del 2015, fatto con la Nikon D5500, “Tricolore incatenato”, ho preso tre bacchettine flessibili e la vecchia catenella dello sciacquone del bagno e le ho poggiate su un foglio di carta A4 camosciato di blue .
Credo che gli scatti minimal, oltre a comunicare un messaggio in maniera semplice e diretta, rappresentino anche un momento della vita del fotografo in cui vorrebbe che tutto fosse più facile e comprensibile.

Riflessioni sulle tendenze fotografiche

Quando si rimane per un po’ di tempo fermi da attività lavorative, ricordando che l’ozio è il padre dei vizi, provo a leggere e scrivere qualcosa. La lettura a volte varia tra un buon libro o una rivista, il blog è il mio spazio di scrittura che prende in considerazione tematiche che mi piace approfondire, anche se a volte, mi piace scrivere e poi non vedo la necessità di postare quanto realizzato.
Tra le letture di riviste, spesso, mi tuffo su quelle internazionali che trattano argomenti di mio interesse.
La fotografia, appare ovvio, che ricada tra le mie passioni e che rientri tra le mie letture preferite. È per questo che ho voluto attenzionare le tendenze fotografiche del momento e confrontarle anche con quanto pubblicato dai miei conoscenti non italiani.
Ovviamente quanto letto è certamente più attendibile da quanto visto tra le pubblicazioni delle persone che conosco considerato che la percentuale d’indagine è basata su un campione statistico più alto.
Da quanto letto emerge che il maggior numero di foto che riguardano il cibo sono scattate in Russia, basate su sfondi chiari e scuri in due stili che risultano in netto contrasto tra loro.
In Germania, invece, impazza la macro-fotografia che mette in evidenza alcuni degli angoli più inaspettati dei piccoli “modelli” che diventano particolarmente sorprendenti.
Negli USA sono i viaggi che permettono di ammirare luoghi e angolazioni non visibili spesso tra le brochure delle agenzie o nei siti che promuovono queste località. Gli scatti si basano sulle esperienze fatte da chi viaggia e trasmettono emozioni e prospettive del fotografo.
Nei paesi dell’Est europeo, con la Serbia in testa, spiccano gli scatti familiari che evidenziano una prospettiva forzata che copre luoghi, bellezze naturali ed ambientali, per focalizzare l’attenzione sulle persone. In queste occasioni il fotografo cede l’esperienza visiva all’osservatore che si sente parte di quel momento, come se lo avesse vissuto.
I paesaggi urbani registrano il primato degli USA, seguiti dall’Italia. Gli scatti si concentrano sull’architettura (sia esterna che interna) e mostrano quasi un taglio giornalistico o di documentazione. Va inoltre detto che a volte le immagini vengono riprodotte dalla stessa posizione da altri fotografi che inducono (o tendono a farlo) a ritenere la storia simile a quella di coloro che hanno utilizzato la stessa composizione e la medesima posizione.
Dando uno sguardo alle pubblicazioni dei miei conoscenti, rimarcando che il campione statistico dal quale traggo le informazioni è certamente più basso di quello analizzato nell’articolo letto, emerge che in Turchia si da molto spazio alla vita quotidiana, numerose sono le foto dei mercati che ho visto o le “street” con i bimbi che giocano. Dai profili dei conoscenti abitanti in Giappone, ho visto molte foto di ragazze, spesso con divisa da “studentesse” e paesaggi urbani con riferimenti architettonici a ponti ed edifici.
Gli “amici” statunitensi e canadesi danno molto spazio ai panorami di luoghi incantati a loro vicini, mentre le macro le ho notate principalmente sui profili dei fotografi cinesi. In questo settore si notano, oltre agli insetti tipici delle zone, anche tantissimi fiori, ricchi di colori.
Indipendentemente dalle conclusioni che si possono trarre dalla lettura di questo post, ritengo che la diffusione di queste foto, nel rispetto del copyright dei legittimi proprietari, sia un bel contributo alla cultura umana alla quale dovrebbero fare riferimento le nuove generazioni al posto di continuare ad inserire nei social i noiosi selfie nei bagni della scuola o del locale nel quale ci si reca con gli amici, o peggio le foto del proprio alluce sulla spiaggia accanto alle pietre piatte impilate nei momenti di noia.
La foto a corredo del post è stata scattata da me con la Nikon D5500 nel 2015.

Rimango o vado via dai social?

Ormai è da diverso tempo che sono presente sui social network, ma da qualche tempo sto meditando di abbandonare l’aggiornamento del mio profilo ed alcuni dei gruppi nei quali sono stato iscritto.
Ho iniziato per scambiare contenuti di valore (o ritenuti tali), apprendere attraverso la condivisione e condividere la mia conoscenza per fornire un piccolo contributo agli interessi comuni dei componenti del gruppo.
Da un po’ di tempo a questa parte, purtroppo, con l’arrivo dei “Boomerang“, diversi post inseriti (non necessariamente da me) non fanno altro che generare reattività, conflittualità. Condizioni ben distanti dal motivo che mi ha spinto a crearmi un account sui social network. La componente esibizionista di utenti in notevole crescita, indica che in tanti manifestano un bisogno di qualcos’altro che desiderano ottenere senza considerare l’aspetto umano e sociale della relazione ottenuta con lo strumento in causa, utilizzando linguaggi poco consoni e teorie mai supportate da riferimenti validi.
Forse abbiamo molto da imparare dalle scimmie, dalle espressioni attraverso le quali i primati cercano di generare empatia in un altro esemplare, con l’obiettivo di stabilire una relazione. Forse i nostri antenati sono meglio di noi, intelligenti, giocherelloni, ma rispettosi dei consimili. Forse si, forse no, ma una cosa è certa … questo post potrebbe generare forti reazioni sui social network. Ed allora lo posto nel mio blog come povera riflessione, abbinando la bella foto di Francesco Tracuzzi.

Il quarto dei volumi dedicati ai maestri di fotografia

È arrivato il quarto volume dei “Maestri della fotografia“. Si va in edicola e, dopo la chiaccherata piacevole di rito con il vecchio amico, ormai da tempo non più alunno, ci si tuffa nella lettura di questo volume dedicato a Paolo Pellegrin, uno dei fotogiornalisti più attivi ed impegnati del nostro tempo.
Da subito coinvolti nella lettura dal racconto di Mario Calabresi, si rimane incantati da alcuni scatti del “Viaggio attraverso le terre dell’Islam”. La lettura proseguirà con l’analisi tecnica curata da Alessia Tagliaventi e con “Trovare la luce nel buio”. Ancora non ci sono arrivato, ma il fine settimana si preannuncia piacevole nel percorso proposto da un libro che suggerisco di acquistare.

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