Archivi categoria: sociologia

Riflessioni sul muretto

Oggi intendo riflettere sui ragazzi del muretto. Giusto domenica scorsa, quattro ragazzi hanno colpito la mia attenzione. Seduti sul muretto con la loro birra accanto tenevano in mano il cellulare. Due ascoltavano musica (ognuno un brano diverso) e due chattavano. Nessuno di loro stava con lo sguardo sul tramonto che io ho fotografato e l’unica gestualità che ho potuto apprezzare è stata la mano che si tendeva a prendere la bottiglia di birra dal muretto. Lo sguardo non era neppure rivolto agli ultimi tocchi di beach volley delle persone in spiaggia al calar del sole e la scuola, do poco iniziata, non forniva elementi di scambio di opinioni. Nessuno rivolgeva lo sguardo agli altri, erano soli insieme ad altri, in mezzo al passeggio del lungomare.
Certo che anche noi siamo stati ragazzi ed anche noi abbiamo trascorso qualche ora sul muretto, ma per noi era diverso. Le modalità di sosta erano altre: si parlava delle occasioni fallite dell’estate, del torneo vinto o perso sulla spiaggia, della scuola che da lì a poco sarebbe iniziata o degli esami di riparazione appena finiti. La “duetto” che passava dalla strada ci conduceva a parlare dei nostri sogni subito dopo la patente, qualcuno lamentava stanchezza dopo il primo periodo di preparazione atletica e si discuteva, in maniera calda, delle posizioni assunte da Almirante o Berlinguer rispettando, comunque, le idee degli altri. A volte c’era anche la musica, quella suonata con la chitarra e spesso accompagnata da cori di amici apparentemente ubriachi. Questo va precisato, pochi di noi bevevano birra e lo facevano soltanto davanti alla famosa teglia (“lanna“) di focaccia e mai sul muretto; su questo la bibita ufficiale era il tea freddo con la granita limone.
Certo la società cambia, però non so dirvi se la mia è nostalgia di quella adolescenza lontana o una malinconia che osserva delle fasi di declino dello stare insieme dei giovani. Comunque, quando posso, torno sul muretto, ma le modalità sono quelle di tanti anni fa.
La foto a corredo del post è stata scattata col cellulare da Anna mentre con l’amico Carmelo affrontiamo qualche discussione sul muretto con una giovinezza sempre presente nel nostro spirito.

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Meglio un mojito che un “bathroom selfie”

Da piccolo non mi piaceva che mi scattassero fotografie, i miei ricordi di quel periodo sono gli scatti che mio padre è riuscito a “rubare” col pallone nel cortile della nonna (visto che nel nostro era severamente vietato il gioco della palla), quelle della prima Comunione e quelle della mia classe. Tutto il resto è solo nero e non bianco e nero come le belle foto di allora che sopravvivono fino ad oggi.
Poi è arrivata la Polaroid, la SX-70 che era così popolare da portare la produzione a cinquemila al giorno. Da quel momento ho qualche foto in più (non molte), con il mio Moto Morini Corsarino ZS Super Scrambler (con quattro marce ed il cambio a bilanciere e la vistosa marmitta grigliata che spuntava dal lato sinistro), con i miei compagni di classe nei luoghi che andavamo a visitare senza autorizzazione alcuna dei nostri genitori. Anche se non molte, le uniche foto scattate dai fotografi erano mentre ero in campo o con i miei compagni di squadra in fase di preparazione al campionato.
Negli ultimi anni, da insegnante, ho sempre cercato di saperne di più su cosa spingesse, soprattutto le ragazze, a farsi i selfie che normalmente erano additati come un evidente sintomo di un narcisismo.
Ho cominciato, quindi, a leggere qualcosa scritta da Laurence Allard, un professore francese specialista di tecnologia mobile, che si trovava in disaccordo con quanto espresso comunemente e spesso con una certa ignoranza in materia. Da quanto ho avuto modo di leggere, il Professore francese, infatti, considerava il selfie come un’idea di comunicazione diretta.
Per avere maggiori informazioni ho letto che da una ricerca degli psicologi di una nota università italiana, i selfie si scattano per divertire gli altri (39%), per vanità (30%) o per raccontare un momento della vita (21%).
Adesso è il periodo dei “bathroom selfie” fatto utilizzando il proprio lato più creativo e vanitoso, il bagno è diventato uno dei set preferiti sui social sia quello di casa che quello del locale pubblico in cui siamo.
Beh queste che etichetto come riflessioni, non sono altro che semplici osservazioni, in quanto ritengo che troppo spesso le condotte subiscono le influenze dei media, un tempo si criticava la televisione ed a volte alcune trasmissioni venivano tagliate o censurate conducendo ad un regolamento che difende i minori e che permette l’utilizzo del “parental control“, ritengo che questo debba essere utilizzato dalle famiglie per selezionare pagine su Internet in base ai criteri da loro ritenuti giusti ed una maggiore attenzione a ciò che postano i propri figli non è una cosa spiacevole.
La foto a corredo del post mi è stata scattata da Anna mentre sorseggiavo un mojito (che non capita spesso).

Riflessioni sulle tendenze fotografiche

Quando si rimane per un po’ di tempo fermi da attività lavorative, ricordando che l’ozio è il padre dei vizi, provo a leggere e scrivere qualcosa. La lettura a volte varia tra un buon libro o una rivista, il blog è il mio spazio di scrittura che prende in considerazione tematiche che mi piace approfondire, anche se a volte, mi piace scrivere e poi non vedo la necessità di postare quanto realizzato.
Tra le letture di riviste, spesso, mi tuffo su quelle internazionali che trattano argomenti di mio interesse.
La fotografia, appare ovvio, che ricada tra le mie passioni e che rientri tra le mie letture preferite. È per questo che ho voluto attenzionare le tendenze fotografiche del momento e confrontarle anche con quanto pubblicato dai miei conoscenti non italiani.
Ovviamente quanto letto è certamente più attendibile da quanto visto tra le pubblicazioni delle persone che conosco considerato che la percentuale d’indagine è basata su un campione statistico più alto.
Da quanto letto emerge che il maggior numero di foto che riguardano il cibo sono scattate in Russia, basate su sfondi chiari e scuri in due stili che risultano in netto contrasto tra loro.
In Germania, invece, impazza la macro-fotografia che mette in evidenza alcuni degli angoli più inaspettati dei piccoli “modelli” che diventano particolarmente sorprendenti.
Negli USA sono i viaggi che permettono di ammirare luoghi e angolazioni non visibili spesso tra le brochure delle agenzie o nei siti che promuovono queste località. Gli scatti si basano sulle esperienze fatte da chi viaggia e trasmettono emozioni e prospettive del fotografo.
Nei paesi dell’Est europeo, con la Serbia in testa, spiccano gli scatti familiari che evidenziano una prospettiva forzata che copre luoghi, bellezze naturali ed ambientali, per focalizzare l’attenzione sulle persone. In queste occasioni il fotografo cede l’esperienza visiva all’osservatore che si sente parte di quel momento, come se lo avesse vissuto.
I paesaggi urbani registrano il primato degli USA, seguiti dall’Italia. Gli scatti si concentrano sull’architettura (sia esterna che interna) e mostrano quasi un taglio giornalistico o di documentazione. Va inoltre detto che a volte le immagini vengono riprodotte dalla stessa posizione da altri fotografi che inducono (o tendono a farlo) a ritenere la storia simile a quella di coloro che hanno utilizzato la stessa composizione e la medesima posizione.
Dando uno sguardo alle pubblicazioni dei miei conoscenti, rimarcando che il campione statistico dal quale traggo le informazioni è certamente più basso di quello analizzato nell’articolo letto, emerge che in Turchia si da molto spazio alla vita quotidiana, numerose sono le foto dei mercati che ho visto o le “street” con i bimbi che giocano. Dai profili dei conoscenti abitanti in Giappone, ho visto molte foto di ragazze, spesso con divisa da “studentesse” e paesaggi urbani con riferimenti architettonici a ponti ed edifici.
Gli “amici” statunitensi e canadesi danno molto spazio ai panorami di luoghi incantati a loro vicini, mentre le macro le ho notate principalmente sui profili dei fotografi cinesi. In questo settore si notano, oltre agli insetti tipici delle zone, anche tantissimi fiori, ricchi di colori.
Indipendentemente dalle conclusioni che si possono trarre dalla lettura di questo post, ritengo che la diffusione di queste foto, nel rispetto del copyright dei legittimi proprietari, sia un bel contributo alla cultura umana alla quale dovrebbero fare riferimento le nuove generazioni al posto di continuare ad inserire nei social i noiosi selfie nei bagni della scuola o del locale nel quale ci si reca con gli amici, o peggio le foto del proprio alluce sulla spiaggia accanto alle pietre piatte impilate nei momenti di noia.
La foto a corredo del post è stata scattata da me con la Nikon D5500 nel 2015.

Bullismo: pubblicato uno studio canadese

Uno studio canadese appena pubblicato sta fornendo una nuova teoria sul bullismo: quella che il comportamento dei bulli è scritto nei geni.
Per saperne di più basta leggere questo articolo pubblicato dal “National post“.

L’intellettuale medio ha una visione apocalittica della rete

L’deologia dominante in Italia, in questo periodo, è fortemente svalutativa della rete“. Questo uno stralcio dell’intervento del Prof. Roberto Maragliano, Docente di Tecnologie dell’Istruzione e dell’Apprendimento presso l’Università Roma Tre, inserito in rete da Psychiatry on line Italia.

Umberto Eco – Internet, Social Media e Giornalismo

Il video integrale dell’intervento di Umberto Eco, inserito in rete da radiocentodieci Unito, dopo il conferimento laurea honoris causa in “Comunicazione e Culture dei Media”.
Per non fermarsi sulla frasetta scelta dai media che ha generato tanti titoli e tante reazioni è importante capire il senso della parole del semiologo, filosofo e scrittore italiano di fama internazionale, basta ascoltare le sue parole direttamente pronunciate da lui.

Gente

Gente” è il mio elaborato fotografico di oggi. Ho voluto cogliere un momento in cui tante persone sono divise in piccole comunità nel corso della premiazione dei prodotti realizzati per il concorso “Il cantastorie“, proposto dal Comitato Cittadino Maria SS della Lettera, in collaborazione con l’AIMC Sezione e Provincia di Messina e il Circolo ACLI Historie et memoriae.

Cambiare la scuola

Prima ci accorgiamo che in futuro la scuola sarà completamente diversa, meglio sarà”. È quello che sosteneva Seymour Papert, uno dei pionieri dell’intelligenza artificiale, in una intervista del 1998.
Son passati diciassette anni da quell’intervista, ma da noi, sordi a convenienza, quelle parole profetiche non ci hanno sfiorato. Ma anche in questo Seymour Papert è stato profetico: Alcuni insegnanti, infatti, non vogliono cambiamenti, sono pigri, conservatori, mentre altri pensano, in buona fede, che il nostro modo di organizzazione della scuola, ereditato dal diciottesimo e dal diciannovesimo secolo, sarà valido anche per il ventunesimo.
Il ruolo dell’insegnante è cambiato. Non è più quello del maestro che fornisce tutte le parti della conoscenza, ma quello della guida, dell’adulto che gestisce le situazioni difficili dando consigli e stimolando l’alunno. Con la moderna tecnologia dell’informazione gli alunni possono imparare molto di più facendo, possono imparare ricercando e scoprendo da soli.
Ma questa è un’immagine della scuola del tutto diversa che trova anche nei genitori dei punti di ostacolo e causa l’infrangersi dei sogni di vecchi pedagoghi come Celestine Freinet che rifiutava il verbalismo della lezione come unico strumento di azione didattica e spingeva verso la ricerca di un continuo e proficuo scambio di esperienze tra i soggetti, con l’intento di trasformare la Scuola in una piccola comunità nella quale tutto era reso più efficace in linea con la modifica delle condizioni e degli stili di vita.

PER APPROFONDIRE

Gioco e interazione sociale

Interessanti slide pubblicate da Iva Zigghyova Martini (realizzate da Lucia D’Amato nel 2007) sul gioco e l’interazione sociale.

Le 10 regole del controllo sociale per Noam Chomsky

Il controllo sociale è l’insieme delle attività dirette a controllare e ad uniformare il comportamento degli individui in una società, facendo rispettare le norme e le aspettative del gruppo.
Secondo il pensiero di Noam Chomsky ci sono dieci regole per mistificare la realtà. Si tratta di un decalogo molto utile ed importante da tener bene a mente.