Archivi categoria: sociologia

Bullismo: pubblicato uno studio canadese

Uno studio canadese appena pubblicato sta fornendo una nuova teoria sul bullismo: quella che il comportamento dei bulli è scritto nei geni.
Per saperne di più basta leggere questo articolo pubblicato dal “National post“.

L’intellettuale medio ha una visione apocalittica della rete

L’deologia dominante in Italia, in questo periodo, è fortemente svalutativa della rete“. Questo uno stralcio dell’intervento del Prof. Roberto Maragliano, Docente di Tecnologie dell’Istruzione e dell’Apprendimento presso l’Università Roma Tre, inserito in rete da Psychiatry on line Italia.

Umberto Eco – Internet, Social Media e Giornalismo

Il video integrale dell’intervento di Umberto Eco, inserito in rete da radiocentodieci Unito, dopo il conferimento laurea honoris causa in “Comunicazione e Culture dei Media”.
Per non fermarsi sulla frasetta scelta dai media che ha generato tanti titoli e tante reazioni è importante capire il senso della parole del semiologo, filosofo e scrittore italiano di fama internazionale, basta ascoltare le sue parole direttamente pronunciate da lui.

Gente

Gente” è il mio elaborato fotografico di oggi. Ho voluto cogliere un momento in cui tante persone sono divise in piccole comunità nel corso della premiazione dei prodotti realizzati per il concorso “Il cantastorie“, proposto dal Comitato Cittadino Maria SS della Lettera, in collaborazione con l’AIMC Sezione e Provincia di Messina e il Circolo ACLI Historie et memoriae.

Cambiare la scuola

Prima ci accorgiamo che in futuro la scuola sarà completamente diversa, meglio sarà”. È quello che sosteneva Seymour Papert, uno dei pionieri dell’intelligenza artificiale, in una intervista del 1998.
Son passati diciassette anni da quell’intervista, ma da noi, sordi a convenienza, quelle parole profetiche non ci hanno sfiorato. Ma anche in questo Seymour Papert è stato profetico: Alcuni insegnanti, infatti, non vogliono cambiamenti, sono pigri, conservatori, mentre altri pensano, in buona fede, che il nostro modo di organizzazione della scuola, ereditato dal diciottesimo e dal diciannovesimo secolo, sarà valido anche per il ventunesimo.
Il ruolo dell’insegnante è cambiato. Non è più quello del maestro che fornisce tutte le parti della conoscenza, ma quello della guida, dell’adulto che gestisce le situazioni difficili dando consigli e stimolando l’alunno. Con la moderna tecnologia dell’informazione gli alunni possono imparare molto di più facendo, possono imparare ricercando e scoprendo da soli.
Ma questa è un’immagine della scuola del tutto diversa che trova anche nei genitori dei punti di ostacolo e causa l’infrangersi dei sogni di vecchi pedagoghi come Celestine Freinet che rifiutava il verbalismo della lezione come unico strumento di azione didattica e spingeva verso la ricerca di un continuo e proficuo scambio di esperienze tra i soggetti, con l’intento di trasformare la Scuola in una piccola comunità nella quale tutto era reso più efficace in linea con la modifica delle condizioni e degli stili di vita.

PER APPROFONDIRE

Gioco e interazione sociale

Interessanti slide pubblicate da Iva Zigghyova Martini (realizzate da Lucia D’Amato nel 2007) sul gioco e l’interazione sociale.

Le 10 regole del controllo sociale per Noam Chomsky

Il controllo sociale è l’insieme delle attività dirette a controllare e ad uniformare il comportamento degli individui in una società, facendo rispettare le norme e le aspettative del gruppo.
Secondo il pensiero di Noam Chomsky ci sono dieci regole per mistificare la realtà. Si tratta di un decalogo molto utile ed importante da tener bene a mente.

Sulla comunicazione non verbale

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di sociologia generale, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

L’interrelazione umana è resa possibile dalla comunicazione che si viene a creare tra gli individui. Affinché questa possa avvenire è necessario che siano presenti alcuni fattori: l’emittente, il ricevente, il messaggio ed il medium. Va precisato che l’emittente ed il ricevente debbono condividere lo stesso sistema di codifica/decodifica.
Un altro elemento che riveste particolare importanza è il feedback, ovvero l’effetto di risposta al messaggio. È molto raro, infatti, che si verifiche una comunicazione unidirezionale.
La comunicazione non verbale è la manifestazione spontanea delle emozioni e, talvolta, accompagna il linguaggio verbale.
Lo psicologo sociale inglese Michael Argyle classifica le varie forme di comunicazione non verbale secondo nove categorie: espressione, facciale, sguardo, gesti, comportamento spaziale, contatto fisico, postura, vocalizzazione, odore, aspetto esteriore.
Il modo in cui è utilizzato lo spazio per comunicare è un altro elemento importante delle società umane.
Essa può essere così ravvicinata da presupporre un contatto fisico, oppure prevedere distanze via via maggiori come in un colloquio tra amici, tra un impiegato e il suo capoufficio o tra un oratore e il suo uditorio. I limiti di tali distanze sono appresi e dipendono dal gruppo culturale di cui la persona fa parte.
Lo studioso americano Edward T. Hall stila una classificazione delle distanze nell’uso dello spazio nella comunicazione.

  • Distanza intima: può essere così ravvicinata da presupporre un contatto fisico. Se i soggetti sono più distanti possono in ogni caso toccarsi facilmente e fissarsi intensamente negli occhi.
  • Distanza personale: è abbastanza ravvicinata, da un minimo di 45 cm a un massimo di 120 cm, ma sono definiti chiaramente i limiti del proprio spazio personale. È caratteristica di rapporti interpersonali come quelli tra amici o colleghi di lavoro.
  • Distanza sociale: l’unico contatto diretto è quello visivo. È legata all’assunzione di ruolo formale, quindi ha un carattere impersonale, specialmente nei suoi limiti massimi.
  • Distanza pubblica: nettamente al di là d’ogni possibile coinvolgimento fisico. È la distanza che una persona tiene quando parla a un uditorio. A tale distanza le persone curano di più la correttezza del linguaggio, mentre vanno perse, almeno in parte, le sfumature espressive del volto.

POST CORRELATI

Elementi di psicologia sociale

Interessanti slide proposte dalla Dott.ssa Marilena Civetta sulla psicologia sociale.

La socializzazione

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di sociologia generale, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

La socializzazione è il processo attraverso il quale gli individui entrano in rapporto con la società di riferimento e ne diventano membri effettivi, acquisendo i sistemi di significato e i modelli di comportamento in essa consolidati e le abilità e le competenze necessarie a svolgere molteplici ruoli sociali.
Si tratta di un processo che riveste un’importanza fondamentale sia per gli individui che per la società.
Con la socializzazione i modelli culturali vengono trasmessi tramite apprendimento e interiorizzazione.
La socializzazione viene distinta convenzionalmente in primaria e secondaria, ma ha luogo per tutto l’arco dell’esistenza dell’individuo.
Si sviluppa mediante i meccanismi psicologici dell’imitazione, dell’identificazione e del premio/punizione.
La socializzazione primaria copre in genere fino al raggiungimento dell’età scolare e costituisce la base di ogni futura forma di socializzazione. Si può definire come l’insieme di quei processi che sono volti ad assicurare la formazione delle competenze sociali di base.
Durante questa fase il bambino apprende e fa propri i modelli sociali e culturali attraverso cui percepire il mondo e organizzare i propri bisogni, apprendendo al contempo le forme di comunicazione, gli orientamenti di valore e i modelli normativi.
La socializzazione secondaria si colloca nella fase temporale successiva e prosegue per tutto l’arco del ciclo di vita. Si può definire come l’insieme di quei processi volti alla formazione delle competenze specifiche richieste dall’esercizio dei vari ruoli sociali. Si parla di socializzazione secondaria anche nel caso in cui si assimilano il linguaggio, i valori, le norme e le regole di un nuovo contesto socioculturale in età adulta.
Questa distinzione appare netta soltanto a livello concettuale, tra le due fasi in realtà non vi è una drastica soluzione di continuità e il passaggio dall’una all’altra avviene di fatto in modo graduale.
Le pratiche di socializzazione sono estremamente variabili non solo nel tempo e nello spazio, ma anche all’interno della stessa società in ogni dato momento storico.
Diverse ricerche hanno dimostrato che la collocazione di classe, la condizione professionale e la natura specifica del lavoro svolto, influenzano i valori, gli atteggiamenti e le pratiche educative dei genitori.