Archivi categoria: storia

Correva l’anno 1975

Correva l’anno 1975 e dopo un piccolo esordio in Coppa Italia dell’anno precedente , quel giovane avviato alla pallavolo per “sbaglio” dalla Royal Conf nel 1973 veniva inserito nella “rosa” del prima squadra: la Co.Ra. Confezioni che si apprestava a disputare il campionato di serie C girone F.
La maglia era il n°3 in quanto gli era stato impedito per ragioni di età di sottrarre il numero al veterano Nino Cavallo, il n°9 (numero che lo ha accompagnato in gran parte della sua carriera).
La stagione si è conclusa con uno splendido primo posto davanti alla Paoletti Agrigento (battuta a Messina per 3 a 1 e tra le loro mura amiche per 3 a 2) e la promozione in serie B (quando la B era solo dopo la A) e quella a corredo del post è una foto tratta dal quotidiano “La Gazzetta del Sud” un po’ malridotta dagli anni trascorsi nell’album dei ricordi.
Da sinistra in piedi: l’Allenatore Torri, Gaetano, De Francesco C., Inferrera, De Francesco S., De Maggio, il Medico Sociale Muscolino.
Accosciati: Spoto, Schifilliti, Nicosia, Costantino, Turbiglio.

Le mitiche carrozze a Messina

È passato oggi dallo Stretto l’Orient Express. Le mitiche carrozze sono giunte a Messina intorno alle 10:00 per promuovere il progetto turistico “il Treno della Dolce Vita“.
Intorno alle 11:00 è stato possibile fare qualche scatto; ringrazio Emilia Tracuzzi che ha condiviso con me alcuni dei suoi.

Il Doodle di Google oggi celebra James Naismith

Due atleti si allenano a tirare al canestro, mentre il professore prende annotazioni con attenzione. Mi sembra di tornare alla prima media, quando il nostro insegnante di educazione fisica, si preoccupava di allenare la nostra coordinazione oculo-manuale e ci metteva quello che noi chiamavamo voto e che invece era solo una tabella per valutare i nostri miglioramenti
Nel Doodle il prof. è James Naismith, il professore di Educazione Fisica canadese naturalizzato statunitense, che scrisse le prime 13 regole fondamentali dello sport che oggi è seguito in tanti Paesi al mondo.
La prima partita sperimentale venne disputata presso una palestra dello Springfield College.

Quel terremoto che vive nella memoria dei siciliani

Il 14 gennaio del 1968 la terra tremò nel Belice, provocando devastazioni di interi paesi e producendo centinaia di vittime
Anche se ero piccolo ho la memoria per ricordare quella giornata. Da piccoli sia a scuola che a casa ci hanno educato ad essere sensibili al terremoto, vista la drammatica esperienza vissuta nel 1908 dalle città delle Stretto.
Quel giorno del lontano (ma non tanto) ’68, furono cancellati in pochi minuti Salaparuta, Poggioreale, Montevago e Gibellina.
Da un giorno all’altro tutti cominciarono a chiamare Belice quello che pochi conoscevano prima e si chiamava Bèlice, Il terremoto, quindi, oltre ai danni ed alle vittime, riuscì a cambiare persino l’identità nominale di quella Valle.
La foto a corredo del post l’ho scattata nel settembre del 2016 a Poggioreale.

Joan Baez, 80 anni in prima linea

Il 9 gennaio 1941 nasceva la cantante statunitense che dopo 60 anni di successo rimane un raro esempio di artista in grado di usare la musica come “arma” per lottare contro le discriminazioni: Joan Baez.
La cantautrice, all’anagrafe Joan Chandos Baez, nota oltre che per il suo stile vocale, è ricordata per il suo impegno nei diritti civili e nel pacifismo e per l’unione artistica e sentimentale con Bob Dylan.

Magiche reliquie di un’utopia

Chi mi conosce sa che amo la storia e mi piace viaggiare, cosa che non riesco a fare più con una buona frequenza, visto che mi sto dedicando tanto alla lettura (altra mia passione) di tanto in tanto inserisco dei post su articoli o notizie che hanno colpito la mia attenzione o le mie amozioni.
In questo post confesso ciò che mi ha trasmesso la lettura di un articolo pubblicato sul prossimo numero di “Amateur Photographer”, storica rivista fotografica settimanale più antica del mondo, fondata nel 1884.
L’articolo in questione è “Relics of a Utopia” nel quale Peter Dench parla con il fotografo Laurin Schmid degli “Spomeniks” una parola serbo-croata che letteralmente significa “monumento” ed identifica quei manufatti costruiti nel corso della dittatura socialista di Josip Broz Tito in Yugoslavia.
Con la narrazione si riesce ad immaginare il viaggio di Laurin Schmid tra opere in calcestruzzo e utopie d’acciaio che trasmettono emozioni e fanno comprendere pagine di storia, ben lontane da quelle scritte su un libro ed apprese senza alcun tipo di coinvolgimento personale.
Consiglio ai visitatori del mio blog questa lettura. L’immagine a corredo del post è lo screenshot ridotto della rivista. Ovviamente sul magazine c’è tanto altro da leggere.

Il Castello di Venetico

Il “Castello di Venetico” (il titolo che ho assegnato anche allo scatto) fu edificato verso la seconda metà del XV secolo dagli Spadafora i cui discendenti diretti (da Alessandra Spadafora, principessa di Venetico, di Spadafora, San Martino e di Maletto con Pietro Ascenso Duca di Santa Rosalia) portano i cognomi Monroy e Samonà. Conservatosi in buone condizioni fino all’inizio del XX secolo, fu gravemente danneggiato dal sisma che colpì Messina nel 1908.
Nonostante il terremoto e i bombardamenti dell’ultima guerra avessero provocato notevoli danni, la struttura è stata restaurata nel 1920 da Carmelo Samonà e dalla sorella Caterina e nel 1958-60 da Alberto e Antonio Samonà. Sino al 1969 rappresentava la residenza estiva della famiglia Samonà. (da Wikipedia)
La foto a corredo del post è stata scattata con la Panasonic Lumix FZ300.

Interessante intervista a Josef Koudelka su Digital Camera

Una interessante intervista a Josef Koudelka è presente su Digital Camera n°206. Il leggendario fotografo Magnum ha dedicato quattro anni a documentare i paesaggi di Israele e Palestina. Insieme a altri fotografi di valore come Frédéric Brenner, Wendy Ewald, Martin Kollar, Jungjin Lee, Gilles Peress, Fazal Sheikh, Stephen Shore, Rosalind Solomon, Thomas Struth, Jeff Wall e Nick Waplington ha dato vita al progetto “This Place“, frutto dell’ingegno del fotografo francese Frédéric Brenner.
This Place” è un progetto artistico globale che esplora la complessità della situazione presente nei territori presi in esame attraverso gli occhi di dodici fotografi di fama internazionale. Ogni fotografo ha creato opere altamente personalizzate in risposta alla propria esperienza sul territorio; il risultato è oltre 500 immagini.
Il lavoro completato ha dato vita ad una importante mostra curata da Charlotte Cotton.
Un’intervista in cui il grande fotografo parla del suo lavoro all’interno del progetto sviluppato tra Israele e Palestina. Da non perdere.

“Cosa pensate ci succederà?”

Ho letto su “Il venerdì di Repubblica” della scorsa settimana, un articolo a firma di Mario Calabresi, giornalista e scrittore italiano, su Andrea Rocchelli (titolo dell’articolo “Andy Rocchelli, vita e morte di un fotografo“).
Andrea Rocchelli, fotografo italiano di grande talento e professionalità, è stato ucciso sabato 24 maggio 2014 a Sloviansk in Ucraina, alla vigilia delle elezioni europee e delle presidenziali a Kiev. Rimase coinvolto in una imboscata militare insieme ad Andrej Mironov, 60 anni, dissidente russo che accompagnava sempre il reporter italiano e William Roguelon, fotografo francese, riuscito a salvarsi, ma che da allora combatte con gli incubi dell’agguato.
L’articolo di Calabresi rappresenta un percorso per ricostruire la vita e la morte di un testimone di una parte della storia contemporanea, impegnato nel far vedere al mondo intero come vivono gli innocenti intrappolati nelle guerre.
Credo che in prossimità degli esami, molti studenti dovrebbero leggere questo articolo (e dovrebbero anche prendere l’abitudine a leggere libri e giornali con più frequenza).
Nella foto a corredo del post che lo screenshot della copertina del giornale letto (io spesso mi rifugio nella carta stampata per star lontano dal PC) con un ritaglio volutamente sfocato (nel rispetto della proprietà della foto) di una delle ultime foto di Andrea Rocchelli che mostra una famiglia che cerca rifugio in una cantina. Il titolo del mio post è un quesito posto agli abitanti locali due giorni prima della morte, quando cominciavano a sentirsi i colpi di cannone che preannunciavano l’utilizzo dei mortai.

113 anni fa nasceva Nicolò Carosio

Il 15 marzo del 1907 nasceva a Palermo Nicolò Carosio, uno dei più grandi radiocronisti e telecronisti sportivi italiani. Chi ha fatto sport ed ha seguito con amore il calcio, non può che ricordarlo. Purtroppo, nonostante i meriti e la professionalità mostrata in tanti anni di carriera, a volte viene citato per un episodio secondo cui Carosio avrebbe apostrofato il guardalinee che annullò la rete la rete di Gigi Riva durante l’incontro Italia-Israele, valevole per il Campionato mondiale di calcio, che si è disputato nel 1970 in Messico. Secondo la reazione dell’Etiopia tramite il suo ambasciatore a Roma, Carosio avrebbe apostrofato il guardalinee Seyoun Tarekegn e pretese l’adozione di provvedimenti contro il cronista che fu sostituito da Nando Martellini, altro nome storico del giornalismo italiano.
Nei giorni successivi si diffuse poi la leggenda metropolitana secondo cui Carosio avrebbe apostrofato il guardalinee definendolo «negraccio» (cosa non vera e soprattutto non documentata da nessuna delle accuse).
Nella ricorrenza della sua nascita, desidero inserire nel mio blog un video, messo in rete da VideoStorieDiCalcio, che fa cadere le accuse e fa tramandare alla storia la grande professionalità del giornalista siciliano morto a Milano nel 1984.
Desidero concludere il post con una frase di Joseph Goebbels, politico e giornalista tedesco: «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte, e quella diventerà verità