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Iniezione di vitalità

È stata una iniezione di vitalità la mostra “Dalla pittura alla fotografia: luoghi, volti e colori del paesaggio siciliano” promossa dal club fotografico “Iperfocale” col patrocinio dell’assessorato comunale ai Beni culturali di Milazzo.
La collettiva, visitabile sino al 31 luglio, ospita le foto di oltre quaranta fotografi che con le loro immagini hanno creato un percorso visivo che percorre le varie sfaccettature del patrimonio culturale, geografico e naturalistico della Sicilia, bellezze che ci circondano e che spesso noi non “vediamo” per i nostri ritmi veloci di vita.
Per me il percorso della mostra è stato piacevole oltre che dalla compagnia dell’amico fraterno Nicola Vaiana (nella foto a corredo del post) per le opere di alcuni amici che non riesco a incontrare da tempo e per altri meravigliosi lavori di artisti che espongono.
Questi i partecipanti alla mostra sapientemente organizzata: Pier Angelo Contessa, Mattia Riolo, Sonia Triolo, Carmelo Caputo, Giuseppe Basile, Cristofaro Giardina, Donatella Lupica, Salvatore Salmeri, Domenico Tripodo, Manuela Cascio, Alessio Magazzù, Giovanni De Pasquale, Graziella Starvaggi, Claudia Sibilla, Silvia Ripoll, Antonio Paolata, Stefania Rifici, Guido Sorano, Antonio Fiorentino, Eugenio Grillo, Pietro Tripiciano, Beatrice Libra, Roberto Ruggeri, Flavia Catena, Giosuè Galletto, Cinzia Parisi, Ivano Piret, Antonino Pelleriti, Cinzia Scolaro, Nicola Vaiana, Vittoria Cusumano, Eleonora Liuzzo, Valentino Giorgianni, Chiara Mangano, Ines Giordano, Concetta Fabio, Piero Bertè, Immacolata Pulicano, Marcella Scalia, Claudio Gullotti.
Ho raccolto in un album alcuni momenti della mia visita comprendendo con alcuni scatti i lavori di Laura Marchese, che con la pittura ed il disegno ha interpretato a suo modo la sicilianità e le opere del progetto fotografico sul linguaggio dei segni “Le barriere del suono” di Carmelo Spanò.

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Cultura e creatività

In un precedente post “Creativi si nasce?“, scritto più di un mese fa, ho ricordato che contrariamente a quanto si sosteneva in passato la creatività non è una qualità posseduta da pochi eletti, ma è influenzata da un processo di interazione tra elementi cognitivi ed affettivi. Alcuni stati d’animo, come gioia, entusiasmo e serenità, aiutano a generarla ed utilizzarla, mentre altri, come rabbia, ansia e malinconia la fanno “allontanare”.
Alla base della creatività sono presenti la fluidità, la flessibilità, l’originalità, la capacità di elaborare la presenza di elementi collegati e la sensibilità ad affrontare le difficoltà in forme nuove, senza scavare profondamente nelle soluzioni passate.
Creatività significa trovare idee nuove e indicate al raggiungimento dell’obiettivo. Viene spesso definita come l’improvvisa realizzazione di una soluzione a un problema. Si narra che il russo Dimitri Mendeleev mentre cercava di sistemare gli elementi chimici giocava a carte ed all’improvviso trovava l’idea risolutiva di come disporre gli elementi nella tavola periodica. Leonardo Da Vinci, invece, aveva studiato uccelli, vento e pipistrelli, fatto disegni e preso appunti per diversi anni prima di presentare le sue macchine volanti.
Da qui si evince che per essere creativi è necessario sviluppare anche un discreto bagaglio culturale.
In sintesi, se di sunto si può parlare, è possibile dire che l’ apertura all’esperienza , la motivazione intrinseca e l’affetto positivo sono positivamente correlati alla creatività e debbono essere incastonati nella cultura in cui cresciamo ed in un ambiente sociale che può favorirla.
Molti artisti (scrittori, compositori e artisti visivi) con scambi culturali si influenzano reciprocamente e da quanto appreso esprimono la loro creatività in modo diverso.
A corredo del post un mio scatto del 2015.

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Tornerò a scattare?

Ormai è estate inoltrata da noi, il caldo torrido proveniente dall’Africa (meteo di oggi) sta facendo da padrone e richiede una quasi costante presenza della granita o del climatizzatore.
Mi sembrano quasi lontani i ricordi di qualche anno fa, quando si attendeva l’estate per avere ventiquattro ore di opportunità fotografiche.
La creatività in questo periodo non aveva freni, dal mare ai monti, dai portrait sul bagnasciuga della spiaggia con in Tirreno sullo sfondo, alla mega sessione nei freschi boschi dei Nebrodi e delle Madonie o nei fantastici borghi della nostra regione, dai tramonti “rossi” all’astrofotografia notturna.
Era un toccasana per ricaricare le batterie dopo un anno di lavoro e mentre le nostre si caricavano quelle della fotocamera si sostituivano per proseguire il divertimento.
Si affrontavano diversi argomenti nell’ampia gamma della fotografia, dal momento in cui il sole sorgeva fino a molto dopo che era tramontato; la missione era quella di sopravvivere per poi aggiungere le fasi di fotoritocco.
Tornerà per me questo periodo?
Nell’immagine a corredo alcuni miei scatti passati.

Mostra collettiva a Milazzo

Si svolgerà a Milazzo (ME), presso il Palazzo D’Amico, dal 22 al 31 luglio 2021, una mostra collettiva organizzata dal Club Fotografico Iperfocale con il patrocinio del Comune di Milazzo. “Dalla pittura alla fotografia: luoghi, volti e colori del paesaggio siciliano” sarà inaugurata giorno 22 alle ore 19:00 con il saluto dell’Assessore ai beni culturali Prof. Francesco Alesci.

Non rubate i ricordi ai posteri

L’album di famiglia è stato nel Novecento l’epicentro della pratica fotografica, ma al contempo un indispensabile supporto di memoria dei nuclei familiari.
Oggi al tempo dei social, travolti dalle tecnologie digitali e dai cambiamenti repentini della società, stiamo perdendo la nostra “memoria”.
Il classico album di foto di famiglia, spesso realizzato al rientro dalle vacanze con lo sviluppo del rullino a 24 pose (a volte più di uno), ci permetteva di rivivere quei momenti e trasmetterli alle generazioni successive.
Adesso è divenuto già molto difficile raggruppare tutti le immagini che sono state scattate, poi “faticoso” metterle in ordine e selezionarle ed “assolutamente impossibile” realizzare il “libro fotografico” che si può anche ordinare su Internet.
A volte diventiamo persino litigiosi (“questa scartala che sono venuta male” oppure “sistemala con un editing di immagini“, “perché la suocera tiene sempre i figli in braccio mostrando solo la loro testa da dietro?” E così via …).
Eppure siamo ancora felici quando guardiamo un vecchio album, senza preoccuparci dello scatto ci ha immortalati male o della leggera sovraesposizione perché avevamo montato un rullino con ASA da interno.
Non ci adoperiamo per trasmettere ai posteri quei momenti di vita, non facciamo nulla per migliorarci e tenere un ricordo ben composto come il classico brindisi con al centro il festeggiato e tutti i parenti con gli abiti tipici del periodo, ci teniamo solo a fare i selfie davanti alla granita o alla pizza per il nostro “pubblico” dei social. Ci adoperiamo per avere l’app più completa per renderci simili al noto attore o alla splendente modella.
Perdonatemi, vi sembrerò nostalgico, ma credo che i nostri figli/nipoti abbiano in diritto di conoscerci come siamo, di conoscere l’ambiente com’era al nostro periodo e come se lo sono ritrovato.
A coloro che fanno sparire gli album dei ricordi dopo il divorzio per cancellare la presenza dei genitori e degli avi desidero aggiungere che hanno fatto del male ai loro figli/nipoti. Personalmente trovo ancora piacevole ammirare i miei nonni sul calesse e sapere che erano i genitori dei miei che percorrevano strade non asfaltate o definite in pietra lavica, così come provo brividi a vedere uno dei nonni con la divisa da alpino nella prima guerra mondiale e mio padre con blusa e berretto da marinaio nella seconda.
Non rubate i ricordi ai posteri, realizzate album fotografici.

Scattare foto naturalistiche

Nei prossimi giorni vorrei tornare a scattare qualche foto in ambiente naturale., anche nelle immediate vicinanze.
Certo nei periodi in cui è stato permesso sono tornato in natura, ma ho preferito godere in tranquillità l’opportunità che ci è stata offerta in maniera episodica durante questo protrarsi della pandemia.
Per me uscire di corsa, con la mente concentrata sull’orologio, non è la condizione ideale per fotografare ed allora preferisco non farlo.
Per scattare in natura, seguendo i maestri tedeschi che sono decisamente validi, si deve abbracciare in primo luogo la mentalità della natura.
Sul rispetto dell’ambiente concordiamo un po’ tutti (fatta eccezione per gli ottusi), però in questo caso facciamo solo la metà di quello che è il giusto approccio.
Nell’ultimo giro fatto all’oasi di Vendicari ho impiegato quasi una giornata per fare una trentina di scatti.
La prima fase da tenere in considerazione è la “progettazione”. Io mi seggo ad osservare, talvolta sto dentro le capannine con la fotocamera nello zaino e senza accendere una sola sigaretta (anche se parto attrezzato con il posacenere tascabile). Desidero leggere di più sugli animali della zona (soprattutto se è un’area protetta sono facili da reperire), giungere sul posto con una mimetica in linea con la vegetazione per non disturbare, delle scarpe comode (da trekking) per non avere fastidi ed uno comodo sgabellino da pescatore.
Certo non raggiungo i livelli tedeschi con il notes per prendere appunti, ma il binocolo e la bussola sono sempre con me (buona anche una app sul telefonino che fornisca indicazioni su alba e tramonto).
Osservo l’habitat e comincio ad osservare i loro spostamenti (se riesco ad individuarli subito).
Questa comincia ad essere la fase di “costruzione”, ovvero investo tempo per saperne di più sugli animali e apprezzare il loro spazio abitativo (per non invaderlo)
Ricevuta la conoscenza approfondita sugli animali si può passare alla parte più attesa: trovare la posizione migliore per cominciare a fotografare. Se le fasi precedenti sono state bel svolte avremo maggiori possibilità di essere premiati. È importante comunque rimanere pazienti ed accettare con piacere i tempi di attesa.
Se non riusciamo a fotografare ci siamo guadagnati una bella giornata in natura, abbiamo gustato i suoi profumi ed ammirato i suoi colori (io ho pure fumato meno).
Bene, possiamo partire per il tour.

2 passi al Ringo: qualcosa di bello, di magico

Oscar Wilde sosteneva che “il guardare una cosa è ben diverso dal vederla, non si vede una cosa fin quando non se ne apprezza la bellezza”. Passando da “Ringo”, quartiere marinaro di Messina, spesso non vengono notate le cose belle che ci sono. La prima cosa che sfugge a chi percorre il caotico Viale della Libertà è la Chiesa di Gesù e Maria del Buon Viaggio detta del Ringo, dal nome del borgo di pescatori che si affidavano prima di andare in mare ai buoni auspici divini, fu eretta tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII sotto l’Arcivescovado di Don Francisco Velerdes de la Cuenca. Dal lato del mare sfuggono altre cose che, grazie anche alla lettura de “Il viaggio del fotografo”, ho imparato ad apprezzare. Chi guarda lo Stretto, spesso (per non dir sempre), si fa prendere dalla presenza dell’imbarcadero, perdendo quanto di considerevole c’è. Prima di scattare io ascolto i suoni che ci sono intorno; il mare che delicatamente accarezza la spiaggia ha una sua notevole importanza, ti fa pensare a ciò che potrebbe fare con la sua forza naturale e che, invece, fa viaggiare la mente col tenue movimento che si appoggia sulla riva. Possiamo annusare le emanazioni delle grosse navi che accompagnano le auto a Villa San Giovanni, ma se vogliamo vivere veramente il momento in cui scattiamo la foto, non possiamo che soffermarci sull’aria salubre che si appoggia sulle barche ormeggiate poco lontane dal bagnasciuga e ci fa rilevare il fresco della sabbia fine col tatto dei nostri piedi. A questo dobbiamo aggiungere il gusto di pesce fresco che comincia a svilupparsi nella nostra mente, anche se non stiamo mangiando nulla ci fa desiderare i buoni prodotti del nostro mare.
Ecco cosa c’è dietro lo scatto “2 passi al Ringo”, ben lontano da quelle voci che dicono “ma non hai visto il maltempo che stava per arrivare?” o peggio “perché la passeggiata non la fai sul Viale quando c’è bel tempo?”. Dietro il mio scatto c’è quella attenzione alle cose belle che stanno intorno a noi e il mio desiderio di viverci dentro a stretto contatto, perché anche i nuvoloni con le loro gradazioni di grigio sanno donare qualcosa di bello, di magico.
La foto a corredo del post potete guardarla con una definizione migliore su 500px.

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Antonio’S photo

Da oggi le mie foto saranno messe in ordine in una pagina FB creata allo scopo. Buona visione a chi vorrà visitarla, grazie a chi cliccherà “mi piace”. Le foto della copertina e del profilo sono di Alfonso Squillante.

Alcuni scatti di Ivan Warhammer

In questo video di José Antonio alcuni scatti di Ivan Warhammer, l’apprezzato fotografo moscovita che nei suoi scatti trasmette un mare di emozioni.

Raccolta n.1

Raccolta n.1

Alcune delle mie foto raccolte in questo album sfogliabile (basta un click sulla copertina). Le condizioni di utilizzo dell’opera sono indicate dalla licenza creative commons (ovvero attribuzione, non commerciale, non opere derivate e condividi allo stesso modo).