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Differenze nei cervelli di donna e uomo

Che i cervelli degli uomini e delle donne funzionassero in modo diverso, con tutte le conseguenze del caso, era risaputo. Ora, però, un innovativo studio condotto negli Stati Uniti dall’università della Pennsylvania documenta le modalità di questo funzionamento e le relative differenze di genere“.
Così come riportato dal quotidiano “Italia Oggi“, in data 13 dicembre, in un articolo a firma di Ettore Bianchi, “i risultati dell’indagine, pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, evidenziano che nel cervello maschile le connessioni vanno dalla fronte alla nuca percorrendo lo stesso emisfero, mentre nelle donne i collegamenti sono trasversali e coprono il tratto che va dall’emisfero destro, che presiede all’intuizione, a quello sinistro che è deputato alla logica“.
Da quanto riportato emergono diverse abilità di genere “da un lato, le donne riescono con disinvoltura a fare più cose contemporaneamente, sono più intuitive e mostrano empatia; dall’altro, gli uomini ottengono buoni risultati nelle attività motorie e analizzano meglio lo spazio, per esempio orientandosi e interpretando meglio le mappe“.

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Neuroni specchio, origine dell’empatia

Una descrizione della funzione dei neuroni specchio proposta da Roberto Lanza, Docente di Scienze naturali.

L’epigenetica

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di psicobiologia, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

Il merito di aver coniato, nel 1942, il termine epigenetica viene attribuito a Conrad Hal Waddington, Docente all’Università di Edimburgo e presidente dell’Unione internazionale delle scienze biologiche dal 1961 al 1967.
Il termine epigenetica, originariamente coniato per descrivere come l’informazione genetica viene utilizzata durante lo sviluppo per produrre un organismo, oggi viene usato per descrivere tutte quelle modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA.
Con termini più tecnici, dunque, si definiscono epigenetici quei cambiamenti che influenzano il fenotipo senza alterare il genotipo.
Nella prima fase della nostra vita le relazioni interpersonali sono la fonte principale delle esperienze epigeniche all’interno del cervello.
Alla nascita la corteccia cerebrale è una parte del corpo poco differenziata che, grazie ad esperienze precoci permettono la differenziazione dei circuiti cerebrali in:

  1. crescita degli assoni;
  2. crescita di nuovi neuroni;
  3. formazione della guaina mielinica;
  4. cambiamenti delle membrane post-sinaptiche;
  5. fenomeni di morte cellulare.

Le esperienze portano alla maggiore attività neurale ed inducono alla crescita della differenziazione del cervello attraverso processi attività dipendenti.
Le esperienze interpersonali influenzano il funzionamento della mente nel corso dell’intera esistenza, ma le strutture cerebrali fondamentali, soprattutto quelle responsabili dell’autoregolazione, si formano nei primi anni di vita. I dati che emergono da recenti studi che indagano sul ruolo delle esperienza interpersonali precoci ci spingono a sostenere che le relazioni con gli altri rivestono un ruolo importante nello sviluppo nella mente.

Cos’è la psicobiologia

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di psicobiologia, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

La psicobiologia, così come la neuroanatomia e la neurofisiologia, è una branca delle neuroscienze che ha lo scopo di individuare e descrivere i meccanismi che sono alla base del comportamento degli esseri viventi considerati come unità integrata dell’individuo con il suo ambiente naturale.
Questa disciplina ha mosso i suoi passi in forma autonoma tra l’ottocento ed il novecento, grazie ai presupposti filosofici individuati nel XVII secolo da René Descartes .
La psicobiologia studia le basi biologiche del comportamento, ovvero i meccanismi neuroendocrini e genetici che sottendono il comportamento, i cambiamenti fisiologici che precedono, accompagnano o seguono un certo comportamento e la descrizione dei rapporti esistenti fra i meccanismi biologici implicati ed i processi del comportamento.
È stata fondata specialmente sulla psicofisiologia della sensazione e della percezione promossa da Gustav Theodor Fechner.

Regolazione delle emozioni

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di psicobiologia, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

Il concetto di regolazione delle emozioni abbraccia diversi campi di studio e ricerca, da quello neurobiologico a quello neurofisiologico, da quello cognitivo comportamentale a quello psicanalitico e psicodinamico.
Le emozioni sono indubbiamente un insieme complesso di processi. Esse sono alla base dei meccanismi interni e interpersonali che creano la nostra esperienza soggettiva, ma l’organizzazione del Sé dipende anche dalla modalità con cui l’emozioni vengono regolate.
Per comprendere lo sviluppo della capacità di regolare le emozioni è necessario prendere in considerazione fattori intrinseci ed estrinseci.
Calkins (1994) ha classificato questi fattori chiarendo che quelli interni comprendono aspetti costituzionali delle strutture neuroregolatrici (come sistemi neuroendocrino, autonomo o del lobo frontale), tratti comportamentali (fra cui capacità di attenzione, adattabilità, reattività, socievolezza) e componenti cognitivi (come processi di riferimento sociale, convinzioni, aspettative, consapevolezza del bisogno di regolazione e capacità di applicare strategie); mentre quelli esterni includono pattern di integrazione interpersonale (responsività, cooperazione, reciprocità, disponibilità, supporto e accettazione) e training espliciti (fra cui rinforzo e disciplina).
Secondo Sroufe (1995), nello sviluppo, le emozioni hanno un duplice compito di esprimere e gestire l’affetto: “La capacità di mantenere un comportamento organizzativo in maniera flessibile di fronte ad alti livelli di tensione costituisce un aspetto centrale delle differenze individuali stabili nell’organizzazione della personalità”.
Sroufe descrive la regolazione emotiva da parte del bambino come la capacità di mantenere l’organizzazione comportamentale di fronte a elevati stati di tensione, concepita in una successione temporale ben definita in cui è centrale il ruolo svolto del caregiver.