Archivi Blog

Le aspettative eccessive dei genitori sui figli rovinano la loro performance scolastica

Credo sia opportuno dare risalto allo studio pubblicato recentemente dal “Journal of Personality and Social Psychology” che evidenzia come le eccessive aspettative dei genitori possano avere un effetto distruttivo sull’esistenza dei loro bambini.
La ricerca condotta dagli studiosi della University of Reading (Regno Unito) tra il 2002 e il 2007, ha permesso agli studiosi di osservare che le aspettative dei genitori, alte ma realizzabili, hanno un effetto benefico su quest’ultimi, mentre i figli di genitori con aspettative eccessive sulla loro performance scolastica hanno faticato a trovare una soluzione.
L’autore dello studio, Kou Murayama, laureato in Psicologia dell’Educazione presso Università di Tokyo, da sempre basa la sua ricerca su grandi teorie psicologiche relative alla motivazione e la cognizione del livello neurale a livello sociale.

Annunci

Bullismo: pubblicato uno studio canadese

Uno studio canadese appena pubblicato sta fornendo una nuova teoria sul bullismo: quella che il comportamento dei bulli è scritto nei geni.
Per saperne di più basta leggere questo articolo pubblicato dal “National post“.

Appunti personali di psicologia dello sviluppo

Appunti personali di psicologia dello sviluppo

In questi appunti ho messo in ordine tutto lo studio che ho fatto per sostenere l’esame. Ciò che è contenuto, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.
Non sostituisce il materiale di studio indicato dalla Docente per sostenere l’esame ed è condiviso solo per fornire una traccia della materia. Non rappresenta un’opera editoriale. Essendo materiale ricavato da appunti di studio rappresenta una personale “visione” della disciplina.
Per sfogliare gli appunti basta far click sulla copertina.

La psicologia dello sviluppo

La psicologia dello sviluppo si occupa di studiare e comprendere i cambiamenti che si verificano nei comportamenti e nelle diverse competenze con il procedere dell’età.
Negli ultimi 15 anni vi sono stati importanti cambiamenti di prospettiva in questa disciplina, per quanto riguarda gli obiettivi e le strategie della ricerca, le teorie di riferimento e perfino la definizione del campo d’indagine: secondo un punto di vista condiviso da molti, non si può più parlare di psicologia dell’età evolutiva ma di psicologia dello sviluppo, una denominazione che consente di abbracciare tutti i cambiamenti psicologici che avvengono nell’arco di vita.
La psicologia dello sviluppo, quindi, si concentra nel comprendere i meccanismi alla base dello sviluppo di competenze complesse (linguaggio, motricità, percezione …).
Tre sono gli approcci teorici di studio: quello comportamentistico, quello organismico e quello psicoanalitico.
Conoscere la psicologia dello sviluppo vuol dire conoscere lo sviluppo tipico e saper distinguere i ritardi e le atipie. Aver conoscenza dello sviluppo tipico significa apprezzare le differenze interdividuali e intradivisuali, sapere che esistono fasi evolutive e crisi evolutive, saper individuare strategie adeguate per la risoluzione dei problemi e conoscere gli strumenti per riconoscere i disturbi dello sviluppo.

Lo sviluppo attentivo ed il suo ruolo nello sviluppo del bambino

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di psicologia dello sviluppo, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

L’attenzione può essere definita come un processo attivo di un insieme di competenze che l’individuo utilizza per categorizzare le informazioni provenienti dall’ambiente (Taylor – 1986).
Secondo Graziani ed altri, l’attenzione è un processo neuropsicologico altamente raffinato che si specializza nel tempo, garantendo uno sviluppo armonico e flessibile di funzioni cognitive superiori.
Le capacità attentive si coniugano con quelle di fissazione dando origine ad una attenzione focalizzata ad elaborare informazioni dall’ambiente. I neonati sono attratti dalla novità dello stimolo e dalla sua complessità. Nei primi 6 mesi si può osservare l’attenzione obbligatoria, quando il neonato sembra così attratto da uno stimolo da non riuscire a distogliere lo sguardo.
Tra i 3 ed i 6 anni si sviluppa molto rapidamente la capacità di spostare l’attenzione tra i diversi compiti e di avere il controllo motorio utile ad inibire la risposta.
È dimostrato che all’iniziale periodo di proliferazione neuronale, che permette al cervello di possedere una capacità massima di risposta all’ambiente, segue una riorganizzazione sinaptica in termini di numero e densità neuronale (pruning – il processo in cui vengono eliminate dal cervello le connessioni meno importanti o poco utilizzate) fortemente influenzata dagli stimoli provenienti dall’esterno.
Una carenza attentiva può indicare un disordine dello sviluppo neuropsichico, l’Adhd, il cui progresso può compromettere numerose aree dello sviluppo psichico e sociale del bambino, predisponendolo ad altre patologie psichiatriche e/o disagio sociale nelle successive età della vita.
Il disturbo da deficit attentivo con iperattività (Adhd, acronimo per l’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato, secondo i criteri del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm), da inattenzione e impulsività-iperattività.
In Italia si stima che questo disordine dello sviluppo neuropsichico colpisca circa l’1% degli studenti fra i sei e i 18 anni.

I disturbi della coordinazione motoria

Nelle fasi di studio alcuni argomenti colpiscono maggiormente l’attenzione. Nel proseguire la mia preparazione per gli esami di psicologia dello sviluppo, ho deciso di pubblicare una porzione di quanto studiato. Ciò che riporto a seguire, quindi, non rappresenta un post a carattere scientifico redatto da un professionista.

Il Disturbo di Sviluppo della Coordinazione Motoria (Developmental Coordination Disorder DCD) si manifesta quando le prestazioni in compiti di coordinazione motoria, fini o grosso motori, sono significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all’età e allo sviluppo intellettivo. La valutazione va condotta con esame individuale utilizzando uno strumento che misura la coordinazione fine e grosso motoria.
La prevalenza del disturbo è stimata intorno al 6% della popolazione infantile tra i 5 e gli 11 anni.
Le principali difficoltà che incontrano i bambini con Disturbo della Coordinazione Motoria non sono solo relative all’incapacità nell’uso del movimento, ma anche nell’imparare ad usare strategie per risolvere i problemi legati alle attività motorie. Poiché le capacità motorie non diventano automatiche per questi bambini, essi devono dedicare uno sforzo e un’attenzione supplementari per portare a termine le attività motorie, anche quelle già acquisite in precedenza.
Spesso i bambini affetti da DCD non riconoscono le somiglianze tra determinate attività motorie e ciò comporta una difficoltà a trasferire le proprie capacità motorie da un’attività all’altra (es: prendere una palla grande e prendere una palla piccola).
Presentano, inoltre, difficoltà a generalizzare le proprie capacità motorie nelle diverse situazioni (es: un bambino che si avvicina al bordo di un marciapiede deve capire che salire sul marciapiede è un’attività simile a salire le scale).
La necessità di reagire ad un ambiente mutevole (es: colpire una palla in movimento, o evitare gli altri bambini nei giochi di squadra) comporta un’ulteriore difficoltà per i bambini affetti da DCD, in quanto per loro è difficile rilevare le informazioni derivanti dall’ambiente e reagire con il proprio corpo in modo tempestivo.

Lo sviluppo sociale

Lo sviluppo delle competenze sociali si basa sulla comprensione che le persone sono dotate di stati interni, emozioni, pensieri, intenzioni, scopi, che orientano il comportamento e le relazioni con gli altri e con il sistema di norme e di valori sociali …