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Istruzione, quasi un quarto degli italiani con la quinta elementare

Il post riportato sotto è copia di uno stralcio di quanto riportato nel comunicato stampa ufficiale. La copia è stata realizzata esclusivamente per motivi di studio.
Il link alla comunicazione ufficiale è riportato a conclusione del post.

Dal 47esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese (2013) svolto oggi a Roma, emerge che il 21,7% della popolazione italiana con più di 15 anni ancora oggi possiede al massimo la licenza elementare. Per quanto si tratti di un fenomeno concentrato nelle fasce d’età più anziane, un campanello d’allarme squilla per il 2% di 15-19enni, l’1,5% di 20-24enni, il 2,4% di 25-29enni e il 7,7% di 30-59enni che non hanno mai conseguito un titolo di scuola secondaria di primo grado. E anche per quel 56,2% di ultrasessantenni senza licenza media (23% tra gli occupati) i vantaggi di un “ritorno a scuola” sarebbero indiscutibili per il rafforzamento del loro kit di strumenti utili ad affrontare le sfide della complessità sociale. Inoltre, si è fermato alla licenza media il 43,1% dei 25-64enni. Il circuito vizioso tra bassi titoli di studio, problemi occupazionali e scarsa propensione all’ulteriore formazione è, infine, testimoniato: dalla significativa incidenza tra i giovani Neet di individui con al massimo la licenza media (43,7%); dalla marginale partecipazione complessiva della popolazione adulta ad attività formative, se in possesso della sola licenza elementare (0,8% del totale) o diploma di scuola secondaria di primo grado (1,9%).

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Stranieri con percorsi didattici meno lineari

Il post riportato sotto è copia di uno stralcio di quanto riportato nel comunicato stampa ufficiale. La copia è stata realizzata esclusivamente per motivi di studio.
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Dal 47esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese (2013) svolto oggi a Roma, emerge che i percorsi scolastici degli appartenenti alle cosiddette seconde generazioni sono meno lineari rispetto a quelli dei propri compagni di classe italiani. La percentuale di ripetenti al primo anno della scuola media inferiore è del 10,2% tra gli stranieri e del 4,1% tra gli italiani; mentre in prima superiore ad essere bocciato è il 12,2% degli stranieri e l’8,6% degli italiani. Le famiglie con un componente straniero vivono più frequentemente la difficoltà a far fronte a spese per l’istruzione (l’8,2% delle famiglie con almeno uno straniero contro il 4% delle famiglie italiane). Coloro i quali riescono a inserirsi nel mondo del lavoro, poi, lo fanno ricoprendo principalmente professioni di bassa qualifica. L’80% dei 133.219 dipendenti stranieri di età compresa tra i 15 e i 24 anni ricopre professioni operaie, a fronte del 9,9% di impiegati e di una quota simile di apprendisti. Per la componente italiana, invece, l’attività impiegatizia riguarda il 34,5% dei giovani lavoratori, mentre la quota di operai è del 54,2%.

I consumi mediatici degli italiani

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Dal 47esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese (2013) svolto oggi a Roma, si conferma il ruolo intramontabile della televisione, che continua ad avere un pubblico di telespettatori che coincide sostanzialmente con la totalità della popolazione, con un rafforzamento però del pubblico delle nuove televisioni: +8,7% di utenza complessiva per le tv satellitari rispetto al 2012, +3,1% la web tv, +4,3% la mobile tv.
Anche per la radio si conferma una larghissima diffusione di massa (l’utenza complessiva corrisponde all’82,9% degli italiani), nonostante la riduzione dell’uso dell’autoradio dipendente dalla diminuzione del traffico automobilistico, mentre l’ascolto per mezzo dei telefoni cellulari risulta in forte crescita (+5,4%). L’uso dei cellulari continua ad aumentare (+4,5%), soprattutto grazie agli smartphone sempre connessi in rete (+12,2% in un solo anno), la cui utenza è ormai arrivata al 39,9% degli italiani (e al 66,1% dei giovani).
Gli utenti di internet, dopo il rapido incremento registrato negli ultimi anni, si assestano al 63,5% della popolazione (+1,4%). Al tempo stesso, non si arresta la crisi della carta stampata: -2% i lettori dei quotidiani a pagamento, -4,6% la free press, -1,3% i settimanali. Stabili i quotidiani online (+0,5%), in crescita gli altri portali web di informazione, che contano l’1,3% di lettori in più rispetto allo scorso anno. Infine, si segnala una ripresa della lettura dei libri (+2,4%), dopo la grave flessione dello scorso anno, benché gli italiani che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno sono solo il 52,1% del totale. E gli e-book arrivano a un’utenza del 5,2% (+2,5%). Spiccano le distanze tra giovani e anziani, con i primi massicciamente posizionati sulla linea di frontiera dei new media e i secondi distaccati, in termini di quote di utenza, di decine di punti percentuali. Tra i giovani la quota di utenti della rete arriva al 90,4%, mentre è ferma al 21,1% tra gli anziani; il 75,6% dei primi è iscritto a Facebook, contro appena il 9,2% dei secondi; il 66,1% degli under 30 usa telefoni smartphone, ma lo fa solo il 6,8% degli over 65; i giovani che guardano la web tv (il 49,4%) sono diciotto volte di più degli anziani (il 2,7%); il 32,5% dei primi ascolta la radio attraverso il cellulare, contro solo l’1,7% dei secondi; e mentre il 20,6% dei giovani ha già un tablet, solo il 2,3% degli anziani lo usa. Si nota qui anche il caso opposto, quello dei quotidiani, per i quali l’utenza giovanile (il 22,9%) è ampiamente inferiore a quella degli ultrasessantacinquenni (il 52,3%).