Archivi categoria: social network

Per “Tramonto di metà settembre” copertina su Reflexando con passione

Su REFLEXando con Passione è stata attribuita la copertina al mio scatto “Tramonto di metà settembre“. Agli interessati fornisco i dati di scatto: Panasonc FZ300, F/4, iso 100, lf 300, 1/320 sec.

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Interessante articolo sulla privacy su “Fotografare”

Mi è capitato di leggere un articolo interessante riguardo un’app del 2017 che è tornata di moda questa estate e che, trattando una nostra foto grazie all’intelligenza artificiale, ci fa apparire più vecchi.
Nell’articolo di Emanuela Costantini “La moltiplicazione dei dati e dei pesci (che abboccano)“, ben realizzato ed esaustivo nell’esposizione, viene presa in considerazione la nostra privacy, mettendo in evidenza alcune problematiche che è necessario conoscere prima di fornire il nostro ritratto attraverso il nostro cellulare.
Considerato che in questo blog (ed anche nella vita) non intendo violare alcun diritto, non proseguo con l’argomento e Vi consiglio vivamente l’acquisto della rivista “Fotografare” di agosto/settembre (la cui copertina è la foto a corredo del post realizzata con lo screenshot dal sito ufficiale) per leggere con attenzione il prezioso articolo.

Un meraviglioso video sulla rotazione terrestre

Un meraviglioso video girato da Aryeh Nirenberg nel 2017 è riapparso su Twitter in un post di Adam Savage che ha elogiato l’autore di questo timelapse che permette la visualizzazione della rotazione terrestre mettendo la Via Lattea come punto di riferimento.
L’autore ha un proprio canale su youtube ed una pagina su 500px da vedere per rimanere incantati.

Bei momenti rievocativi ‘nto strattu

Si è svolta domenica 11 agosto, nella storica Piazza Umberto I di Palazzo Adriano (PA), la rievocazione di una delle scene più note del film premio Oscar “Nuovo Cinema Paradiso”: U Strattu, l’antica arte di lavorare il pomodoro. L’evento, incastonato nel Paradiso Film Fest, è stato ben documentato dall’amico Nicola Vaiana (la foto a corredo del post è sua).
Per ammirare gli scatti dell’autore, vi consiglio una visita alla sua pagina FB.

POST CORRELATI

Social o asociali?

Nel giorni passati prima di ferragosto è sorta una conversazione su alcuni atteggiamenti assunti da un Admin di un gruppo social che con discutibili modalità ha “bacchettato” per una critica un componente del gruppo.
Non sto qui a parlare del caso specifico, ma visto che quello su cui scrivo è il mio blog porto avanti le mie riflessioni sul perché nel mondo dei social network più che “sociali” si tende ad essere asociali.
Condividere la stessa passione non sempre lega persone con la stessa cultura e grado relazionale. In apparenza tutti desideriamo apprendere, ma spesso ci ritroviamo a voler avere l’ultima parola e non sopportare chi la pensa diversamente da noi e intende esprimere il proprio parere.
Nella psicologia dei gruppi è definito “leader” colui che guida un gruppo, in quanto riconosciuto come autorevole, senza limitarsi ad impartire ordini o formulare giudizi, favorendo un clima di collaborazione e scambio di informazioni utili alla crescita di ogni componente del gruppo. La sua comunicazione è di tipo assertivo, ovvero tende ad esprimere e far valere le proprie opinioni rispettando i bisogni e i limiti degli altri. Un leader, inoltre, si prende sempre la responsabilità del lavoro compresi gli errori.
Nei gruppi social, purtroppo, si è sviluppata (e sta crescendo sempre) la figura del “boss” che si colloca su un gradino più alto rispetto agli altri (principalmente perché ha formato il gruppo il cui obiettivo finale è il profitto, non necessariamente economico, spesso personale e non per valori di crescita) e talvolta i suoi personali interventi mirano solo a minacciare punizioni assumendo uno stile di comunicazione aggressiva o denigrante nei confronti di colui che, secondo il suo personale e limitato parere, ha messo in discussione il suo ruolo di comando e non le sue capacità che, sempre secondo il boss, non sono discutibili. Principalmente un boss manca di umiltà ed empatia e manifesta una certa prepotenza.
Ed allora se nel gruppo si genera un ambiente in cui vengono meno gli scambi informativi e relazionali è forse meglio uscirne.
La foto a corredo del post (presa da The Blue Diamond Gallery ) è contrassegnata per la condivisione, copia e ridistribuzione in qualsiasi supporto o formato inclusi adattamento, remix, trasformazione e sviluppo del materiale per qualsiasi scopo, anche commerciale. L’immagine può essere ridistribuita gratuitamente con la stessa licenza Creative Commons ma non può essere venduta, per ottenere e mantenere una licenza è necessaria l’attribuzione.

“Ormai l’estate è arrivata” su “Un pò di REFLEXando con Passione”

Il mio scatto “Ormai l’estate è arrivata” che mostra le isole Eolie da un parcheggio dell’autostrada è stata inserita nell’album “Paesaggi Luglio 2019” su “Un pò di REFLEXando con Passione“.

Foto fatte a me, inserite alcune di Alfonso

Un aggiornamento delle foto fatte a me da amici nella mia pagina dedicata alla fotografia.
Quelle inserite oggi, di cui una sta a corredo del post, sono state fatte da Alfonso Squillante nel 2016 in una uscita fotografica a “mare grosso“.

L’uomo che vende le nespole

Lo scatto fatto da Francesco Mangialavori e pubblicato da numerose testate giornalistiche è diventato virale ottenendo migliaia di like e condivisioni sui social.
Lo scatto che mostra un signore anziano in attesa di un acquirente per le sue nespole, ci dona un momento semplice che commuove.
La foto a corredo del post è uno screenshot ridotto dell’articolo pubblicato su “Libero“.

Meglio un mojito che un “bathroom selfie”

Da piccolo non mi piaceva che mi scattassero fotografie, i miei ricordi di quel periodo sono gli scatti che mio padre è riuscito a “rubare” col pallone nel cortile della nonna (visto che nel nostro era severamente vietato il gioco della palla), quelle della prima Comunione e quelle della mia classe. Tutto il resto è solo nero e non bianco e nero come le belle foto di allora che sopravvivono fino ad oggi.
Poi è arrivata la Polaroid, la SX-70 che era così popolare da portare la produzione a cinquemila al giorno. Da quel momento ho qualche foto in più (non molte), con il mio Moto Morini Corsarino ZS Super Scrambler (con quattro marce ed il cambio a bilanciere e la vistosa marmitta grigliata che spuntava dal lato sinistro), con i miei compagni di classe nei luoghi che andavamo a visitare senza autorizzazione alcuna dei nostri genitori. Anche se non molte, le uniche foto scattate dai fotografi erano mentre ero in campo o con i miei compagni di squadra in fase di preparazione al campionato.
Negli ultimi anni, da insegnante, ho sempre cercato di saperne di più su cosa spingesse, soprattutto le ragazze, a farsi i selfie che normalmente erano additati come un evidente sintomo di un narcisismo.
Ho cominciato, quindi, a leggere qualcosa scritta da Laurence Allard, un professore francese specialista di tecnologia mobile, che si trovava in disaccordo con quanto espresso comunemente e spesso con una certa ignoranza in materia. Da quanto ho avuto modo di leggere, il Professore francese, infatti, considerava il selfie come un’idea di comunicazione diretta.
Per avere maggiori informazioni ho letto che da una ricerca degli psicologi di una nota università italiana, i selfie si scattano per divertire gli altri (39%), per vanità (30%) o per raccontare un momento della vita (21%).
Adesso è il periodo dei “bathroom selfie” fatto utilizzando il proprio lato più creativo e vanitoso, il bagno è diventato uno dei set preferiti sui social sia quello di casa che quello del locale pubblico in cui siamo.
Beh queste che etichetto come riflessioni, non sono altro che semplici osservazioni, in quanto ritengo che troppo spesso le condotte subiscono le influenze dei media, un tempo si criticava la televisione ed a volte alcune trasmissioni venivano tagliate o censurate conducendo ad un regolamento che difende i minori e che permette l’utilizzo del “parental control“, ritengo che questo debba essere utilizzato dalle famiglie per selezionare pagine su Internet in base ai criteri da loro ritenuti giusti ed una maggiore attenzione a ciò che postano i propri figli non è una cosa spiacevole.
La foto a corredo del post mi è stata scattata da Anna mentre sorseggiavo un mojito (che non capita spesso).

E la chiamano estate

Una canzone del 1965, cantata da Bruno Martino (che ha composto la musica), ma scritta da Franco Califano e Laura Zanin, recitava “E la chiamano estate” e rimarcava l’assenza di una donna.
Io desidero prendere in prestito il titolo di questa magnifica canzone (il cui lato B è “La ragazza di Ipanema” che ebbe maggiore successo in quel periodo) per riflettere sui cambiamenti climatici, pensando a quanto espresso da Greta Thunberg, la ragazzina svedese che si è rivolta ai politici di tutte le nazionalità perché prendano sul serio il problema del riscaldamento globale e ha mobilitato ragazzi in molti altri paesi.
Mi chiedo a questo punto se è possibile che i politici del mondo non notino i recenti cambiamenti meteo che, in periodi poco consueti, stanno creando problematiche sempre più frequenti?
Nella foto a corredo del post qualche scena della grandinata che ieri ha colpito Torino, ringrazio Francesco e Pietro per la condivisione.