Lo stress da rientro a scuola

Il ritorno a scuola è sempre stata una fase delicata per tutti (insegnanti, alunni e famiglie). Ogni anno tra i docenti c’è il confronto sull’accoglienza, sui test d’ingresso e sulle programmazioni.
Senza escludere queste operazioni di rito, in considerazione che in questo blog avrei continuato a parlare di didattica anche a conclusione di carriera, desidero scrivere che in passato ho sempre riservato spazio alle reazioni di ansia e stress legate al momento.
In questo anno scolastico, dopo le difficoltà legate alla pandemia, sono molte le situazioni che rischiano di farci sentire ingabbiati (mi riferisco a tutte le persone elencate prima): spossatezza, insonnia, nervosismo, mancanza di energie, fatica a svolgere le azioni quotidiane come se si trattasse di compiti enormi.
Il rischio di abbattersi è dietro l’angolo ed è necessario prevenire più che curare dopo.
Per questo è indispensabile prendersi cura di se stessi e degli alunni tenendo a mente che soltanto una condizione di serenità ci potrà permettere di raggiungere gli obiettivi prefissati. È chiaro che si dovranno rispettare le famiglie richiedendo loro un impegno al nostro rammentando che le emozioni angoscianti possono distorcere il ragionamento.
Nel primo passaggio dobbiamo mantenerci empatici, facendo apprezzare il nostro impegno e mostrando generosità e comprensione nei confronti degli alunni.
Il secondo passaggio è quello di controllare le proprie emozioni ricordando che gli alunni sono i primi a recepire i nostri toni di conversazione.
Il terzo passaggio è quello di annotare le proprie paure e difficoltà e trovare un metodo a mente fredda degli interventi necessari per porre rimedio in futuro.
Al quarto punto suggerisco di curare la gestualità spesso osservata dagli alunni insieme al nostro tono di conversazione.
Al quinto punto, cosa alla quale ho sempre dato molto spazio, c’è la mobilità. A meno che non fosse necessario rimanere in cattedra per utilizzare la LIM o mantenere un rapporto frontale in palestra per far osservare meglio gli alunni, ho sempre preferito stare con essi (ovviamente adesso sempre ad una distanza nel rispetto delle norme) e far apprezzare la mia presenza come “uno di loro” chiedendo se fosse necessario un mio intervento.
Non credo di aver detto cose nuove in questo post e non intendo infrangere l’art.33 della nostra Costituzione, mi permetto solo di esprimere il mio punto di vista.
Dall’immagine a corredo si comprende quanto sia faticoso l’avvio 🙂

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Pubblicato il settembre 3, 2021 su didattica, psicologia, riflessioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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